In ricordo di Letizia Gianformaggio

L’intervento di Anna Meoni

E’ oggi una occasione per ripensare un’amica carissima di cui, a 15 anni dal 1 settembre 2004, sentiamo la mancanza, non solo sul piano affettivo, ma anche politico. Quante volte mi sorprendo a chiedermi cosa avrebbe detto o fatto in una certa situazione, anche perché sono ancora vivi e irrisolti tanti problemi su cui aveva pronunciato parole chiare e decise.

– penso all’immigrazione che la vide in prima fila  nella difesa dei diritti dei “così detti diversi”.

– penso al problema della guerra, allora era il Kossovo o l’Afghanistan, oggi dovrebbe essere la Libia su cui si tace.

– penso, per scendere a problemi minori, all’affidamento condiviso. Quando nel 2001 fu presentato un progetto di legge ebbe in proposito parole nette di rifiuto e condanna. Oggi si ripropone la stessa tematica con il disegno di legge Pillon, su cui però non mi sembra si siano spese molte parole, anche se non sappiamo che fine farà.

– penso alla legge sulla fecondazione assistita. Le argomentazioni usate da Letizia per respingerla nel 2001 sono in larga misura le stesse che hanno indotto la Cote Costituzionale a smantellarne interi pezzi.

Ho cercato, per essere qui oggi, a ripensare alle tappe della nostra amicizia. Non ricordo quando ho incontrato Letizia per la prima volta. Erano gli anni 80 e mi pare che le prime volte si trattò di incontri privati in casa di amici. Non ne ho un ricordo preciso per colpa mia che non colsi subito la bellezza della persona, ma anche sua, perché il riserbo e la timidezza le facevano da schermo. Ricordi privati, quindi, non pubblici, nonostante che ci muovessimo nello stesso ambiente di sinistra e che a Siena fossero attive organizzazioni femminili e femministe che io frequentavo assiduamente. In particolare il Centro. Credo che in quegli anni, senza nascondere la sua appartenenza, Letizia era un po’ defilata dalla scena cittadina, non solo per il riserbo a cui ho già accennato, ma anche per motivi oggettivi: lo studio e il figlio piccolo. Ho invece molto vivido il ricordo del 1994, l’anno della vittoria di Forza Italia, del primo governo Berlusconi con alleanza nazioanle. La minaccia di modifiche costituzionali in favore di una repubblica presidenziale dette vita, su impulso di Dossetti, ai comitati in difesa della Costituzione. Anche a Siena si formò; ci si incontrava nella sede dell’Istituto storico della Resistenza e Letizia ne era l’anima. I comitati non ebbero vita lunga, forse anche perché lo stesso governo Berlusconi morì presto a causa della sua insipienza. Anche a causa di una opposizione popolare che si manifestò da subito con la manifestazione milanese del 25 aprile. Diluvio universale, spogliarello in treno.

Non ho però una data di riferimento per una collaborazione attiva con il femminismo senese. Certamente Letizia era già inserita in un dibattito molto vivace incentrato sulla differenza sessuale. Se si guarda anche la bibliografia di E. Diciotti si vede come il pensiero della differenza fosse ben presente. Conosceva bene i testi delle americane, il lavoro delle filosofe di Diotima, etc., ma non si poteva annoverare tout court tra le filosofe femministe che, anzi, guardavano a lei certo con rispetto , ma anche con qualche diffidenza.

Direi per due motivi: di metodo e di merito.

Per metodo, intendo la struttura del suo ragionamento. Esemplifico: in una lezione-incontro tenuto in un liceo di Ferrara l’argomento era il velo islamico, verso il 2000 anche in seguito alla legislazione francese che ne proibiva l’uso nei luoghi pubblici, si aprì un dibattito acceso fra le donne, se considerarlo strumento di repressione patriarcale o affermazione di identità. Ebbene, la posizione di Letizia superava questo sterile dilemma attraverso la categoria della laicità. Ma quello che mi interessa è che ci arriva con un uso rigoroso della ragione, con un ragionamento stringato e cogente.

Ora diciamo che nel femminismo degli anni 90, la logica deduttiva era usata con cautela e qualche sospetto. La ragione è maschile, quindi strumento di potere maschilista. La ragione va bene per l’emancipazionismo, meno per la liberazione. Non a caso il manifesto del femminismo italiano di Carla Lonzi  è “Sputiamo su Hegel”.

C’è poi il merito. E’ indubbio che a Letizia ciò che interessa è la persona, la libertà della persona. La libertà femminile si pone non accanto, ma all’interno della libertà tout court.

Cito: il discorso della libertà femminile ha una sua specificità la quale tuttavia lo pone non accanto, ma all’interno del discorso sulla libertà personale. Ne consegue che le istanze rivendicative delle donne non possono scindersi dalle istanze rivendicative politiche e sociali degli altri membri della società, pena il loro crollo se crolla il contesto in un cui sono inserite.  Dubito che le pensatrici femministe italiane sottoscrivessero una riflessione come questa, senza una qualche riserva. Ma proprio la centralità della persona nel pensiero di Letizia la conduceva a porre al centro di questa centralità la differenza femminile. Tra i soggetti deboli, deprivati di quei diritti che la Costituzione garantisce, il soggetto donna è forse il più deprivato, proprio perché differente è il meno garantito nel diritto all’eguaglianza.

Eguaglianza-differenza sono i due corni  di un dilemma apparentemente insolubile, ma solo apparentemente. L’analisi dei due termini, l’uso rigoroso del ragionamento analitico con cui si scandagliano i significati molteplici e profondi dei concetti di eguaglianza e differenza conducono all’armonizzazione del concetto di eguaglianza con quello di differenza-specificità.

Se ho dato l’impressione di considerare Letizia solo una pensatrice teorica me ne scuso. Letizia non era solo questo. Proprio rifacendosi alla centralità della persona il suo pensiero era animato e pervaso da una passione politica che la induceva ad avere sempre come l’idea della persona si dovesse sempre incarnare nelle persone del cui benessere quotidiano la politica deve occuparsi.

Quando Letizia si schiera decisamente a favore delle leggi sulla rappresentanza  e delle azioni positive (anche qui in disaccordo con buona parte di un femminismo che le guardava come espressione di un vetero emancipazionismo) è alle donne in carne ed ossa che pensa, alle donne immerse in una quotidianità che lei conosceva bene. Per le donne, così come per gli immigrati, adottava lo stesso criterio di assoluta coerenza  tra teoria e pratica. Non c’era soggetto debole che non trovasse presso di lei quell’accoglienza o quel riconoscimento di pari dignità su cui tante parole chiave aveva speso nei suoi scritti.

E’ questa coerenza che ce la rende ancora più preziosa e indimenticabile.  

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CAROLA RACKETE LIBERA SUBITO

Carola Rackete, Capitana della Sea Watch3, è agli arresti domiciliari e rischia da tre a dieci anni. Le accuse formulate sono pesantissime e dettate unicamente da vergognose ragioni politiche. L’Italia e l’Europa tutta sono diventati territori ostaggio del cinismo e della disumanità. Eppure Carola ha fatto l’unica cosa che bisognava fare: attraccare e portare in salvo i migranti soccorsi. Ma il suo coraggioso gesto di disobbedienza ha reso ancora più esplicita la violenza insita nell’attacco di questo Governo alle libertà fondamentali delle persone, un attacco condotto con un metodo che alimenta antichi odi e pregiudizi, ricorrendo cinicamente alla creazione di capri espiatori.

In tutto ciò non possiamo non sottolineare gli insulti sessisti che hanno accompagnato l’arresto di Carola Rackete da parte delle autorità italiane. La capacità di una donna di disobbedire, la sua autonomia di pensiero e la sua libertà di scelta, comunque ed ovunque vengano agite, fanno molta paura perché mettono in discussione dalle fondamenta tutto un sistema di potere.

La comandante Carola Rackete ha seguito con coraggio le leggi del mare e del diritto internazionale secondo le quali salvare vite in mare costituisce un preciso obbligo degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare.

Noi stiamo con Carola, alla quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà, e ci mobiliteremo affinché quanto prima torni libera ed innocente.

Circolo Anpi di Ateneo “Carlo Rosselli” Siena

Nonunadimeno Siena

Atelier Vantaggio Donna

Centro culturale delle donne Mara Meoni

Movimento Pansessuale Arcigay Siena

Donne Internazionaliste

Comitato provinciale Anpi Siena

Dipartimento Pari Opportunità Cgil Siena

Montemaggio Festival Resistente: il racconto dei 3 giorni

Tornare a “vivere” uno dei luoghi simbolo della nostra storia nel tentativo di far dialogare memoria e attualità e riflettere sull’antifascismo oggi. È questo l’obiettivo del Montemaggio Festival Resistente. L’evento, giunto ormai alla sesta edizione, si è tenuto dal 7 al 9 giugno, organizzato dalle ANPI della Valdelsa a Casa Giubileo, a Monteriggioni.

Il programma di quest’anno ruotava attorno alla frase “Restare umani”. Ci sono state tante iniziative, tra concerti, presentazioni di libri e confronti.

Si è rafforzato il rapporto con le scuole. Gli studenti hanno sempre avuto un ruolo molto importante all’interno del programma, ma quest’anno ancora di più. Il Festival è cominciato, infatti, con un’iniziativa rivolta proprio ai più giovani: un trekking sui sentieri dei partigiani al quale hanno partecipato le classi del Liceo San Giovanni Bosco di Colle di Val d’Elsa, in collaborazione con l’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’Età Contemporanea. Durante il percorso, la camminata è stata intervallata da letture e intermezzi sonori, frutto del lavoro sulla voce e l’improvvisazione vocale “Circle song”, nell’ambito del progetto “Collisioni”, a cura di Emiliano Nigi.

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Festa della Costituzione 2019: il racconto dei 3 giorni

La seconda Festa della Costituzione si è svolta a Chiusi dal 31 maggio al 2 giugno. Organizzata dal Coordinamento dei Circoli ANPI della Valdichiana. Con il patrocinio della Regione Toscana e gli auguri della Presidenza della Repubblica, si sono alternati sui palchi della festa costituzionalisti, studiosi, donne e uomini di spettacolo, giornalisti, protagonisti dell’associazionismo civile e antifascista, rappresentanti delle istituzioni, scrittori e scrittrici, registi, avvocati, testimoni del periodo bellico, musicisti, rappresentanti delle vittime della Shoa.

Nei tre giorni dell’evento, con il contributo dell’associazionismo locale di Chiusi e del circondario, con lo sforzo dei volontari dei circoli ANPI di tutta la Valdichiana e della Val d’Orcia, si sono organizzati più palchi, gestiti spazi di dibattito, offerto un servizio di ristorazione per i convenuti, gestita la logistica dei numerosi ospiti.

L’evento ha riscosso un notevole successo dal punto di vista della partecipazione popolare, con centinaia di intervenuti ai dibattiti, alle presentazioni di libri, agli spettacoli, alle proiezioni, ai concerti, con la partecipazione delle scuole del primo e secondo ciclo da tutto il territorio della Valdichiana e da Chiusi in particolare.

La festa nasce come evento itinerante: la ospiterà ogni anno uno dei dieci comuni della Valdichiana senese. E fondamentale è proprio il contributo dell’Unione dei Comuni della Valdichiana senese, che anche quest’anno – assieme al Comune della Città di Chiusi – è stato il principale partner istituzionale della manifestazione.

Per maggiori informazioni, si rimanda alla Pagina Facebook Anpi Valdichiana, nella quale sono visibili le riprese di quasi tutti gli interventi, dei concerti, dei dibattiti.

Montemaggio Festival Resistente: dal 7 al 9 giugno arriva la sesta edizione

Tante le iniziative in programma tra concerti, presentazioni di libri e confronti, che ruotano attorno alla frase "Restare umani". Tornano Pardo Fornaciari e i CantaStoria, con le loro incursioni musicali, e Andrea Speranzoni, avvocato e saggista, che presenterà il libro "Pasolini. Un omicidio politico" (Castelvecchi Editore). Torna il trekking, in compagnia delle associazioni locali, di Sentieri Partigiani, ANPI PRato, Altroteatro e ZAP - Zona Altamente Partigiana. Torna la premiazione del tradizionale concorso rivolto alle scuole valdelsane: ospite speciale lo scrittore Maurizio Maggiani, che dialogherà con gli studenti su "Antifascismo è non dire mai 'Me ne frego'".

Tante le conferme, ma anche le novità. A cominciare dagli studenti, che avranno un ruolo attivo e importante, con la presentazione di progetti speciali, con il trekking in collaborazione con l'Istituto Storico della Resistenza Senese, con il racconto dei ragazzi di Radio Aula 79.

Ci saranno i Vincanto e i Bizantina, che allieteranno con la loro musica il prima e il dopo cena di sabato 8 giugno. Ci sarà Bobo Rondelli, che chiuderà il festival domenica 9 con un concerto gratuito, portando di nuovo sul palco "Per Amor del Cielo", l'album che ha decretato la sua consacrazione tra i grandi della musica d'autore italiana.

Verrà presentato il nuovo libro di Riccardo Bardotti edito da Betti Editrice "Arrendetevi! Storia illustrata dell'eccidio di Montemaggio", ci sarà lo spettacolo di Gianni Calastri (Teatro di Nascosto) "La bicicletta di Bashir", ispirato a un rifugiato afgano che ha vissuto a Volterra per due anni.

Anche quest'anno non mancheranno i momenti di confronto e dialogo. Sabato pomeriggio Matteo Pucciarelli (la Repubblica), David Broder (Jacobin Italia) e Marco Revelli (sociologo) parleranno di "Essere di parte"; mentre domenica Guido Barbujani (genetista e scrittore) e Angelo Romano (giornalista di Valigia Blu) affronteranno il difficile tema di "Memoria, razzismo e narrazioni tossiche". Infine, tavola rotonda aperta alle sezioni ANPI, ai cittadini e alle associazioni "Restare umani: pratiche di Resistenza", con Alessandro Metz (Mediterranea Saving Humans), Paola Altrui (Giuristi Democratici) e Weyman Bennett (Unite Against Fascism).

Confronti, concerti, trekking, presentazioni di libri. Anche Bobo Rondelli e Maurizio Maggiani tra gli ospiti della sesta edizione

Tornare a “vivere” uno dei luoghi simbolo della nostra storia nel tentativo di far dialogare memoria e attualità e riflettere sull’antifascismo oggi. È questo l’obiettivo del Montemaggio Festival Resistente, l’evento organizzato dalle ANPI della Valdelsa a Casa Giubileo, a Monteriggioni (Siena), che si terrà da venerdì 7 a domenica 9 giugno 2019.

La manifestazione è realizzata con il patrocinio e il contributo dei Comuni di Colle di Val d’Elsa, Monteriggioni, Poggibonsi e San Gimignano, in collaborazione con Circolo ARCI BuenaVista, Radio Aula 79 – Officina Creativa della Comunicazione, Amici della Montagnola, Girografando il Mondo, Il Bosco Fuoritempo Asd, La Ginestra, Associazione Mosaico e Andrea Vannetti. Sponsor ufficiali Tiemme Spa, SPI CGIL Siena e Diba70 – Distributori professionali.

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A Chiusi la seconda edizione della Festa della Costituzione, dal 31 maggio al 2 giugno 2019

Si terrà nel centro storico di Chiusi (SI) dal 31 maggio al 2 giugno 2019 la seconda edizione della Festa della Costituzione. Tre giorni di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, musica, performance… e molto piacere di stare assieme per conoscere e festeggiare la Carta nata dalla lotta antifascista e dalla Resistenza. All’interno della festa, spazio per libreria, adesioni all’ANPI, zona birreria e la cena in Taverna.

La festa è frutto del lavoro del Coordinamento dei Circoli ANPI della Valdichiana. Si tratta di un evento a cadenza annuale itinerante: di anno in anno la staffetta passa da un Comune all’altro tra quelli che aderiscono al Coordinamento. L’anno scorso è stata a Monticchiello, quest’anno saremo a Chiusi, un’altra cittadina ricca di storia e memoria, anche nelle lotte che ci hanno liberato dal regime fascista e hanno inaugurato, con la Resistenza, la nostra vita repubblicana.

Riportiamo di seguito il programma. Per le informazioni di servizio e gli aggiornamenti, il sito di riferimento è la Pagina Facebook del coordinamento: www.facebook.com/anpivaldichiana/

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Per informazioni scrivere a anpivaldichiana@gmail.com

Lezioni partigiane #4: Europa. Il passo del gambero: dal Manifesto di Ventotene alle miserie del sovranismo italiano. 8 maggio 2019, ore 18 al Circolo di Ravacciano

Dopo una piccola pausa primaverile torna Lezioni Partigiane. Mercoledì 8 maggio presso il Circolo Arci di Ravacciano ( Via Duccio di Buoninsegna, 35 – Siena) ci incontreremo sul tema dell’Europa sempre più attuale e vivo: cosa resta oggi dell’affascinante visione di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi che si tradusse nel Manifesto di Ventotene?
Ci condurrà in questo suggestivo viaggio il professor Daniele Pasquinucci, ordinario di Storia delle Relazioni internazionali presso l’Università di Siena.

Corso di formazione: Popoli, Stati e Imperi. Tra Europa, Balcani e Medio Oriente: dalla prima guerra mondiale ad oggi.

Corso di formazione e aggiornamento per docenti, aperto agli studenti della Scuola Secondaria di Secondo Grado e dell’Università.

Promosso da I.S.R.S.E.C. e Università degli Studi di Siena – Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali

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