3 Luglio- 6° Passeggiata della Memoria a Vicobello

Venerdi 3 Luglio, il Comitato Siena 2 di San Miniato e l’ANPI, in collaborazione con ISRSEC, ARCI, CGIL, SPI-CGIL, Archivio UDI, AUSER, le compagnie teatrali Topi dalmata, Ares teatro, Quei ke konta, con il patrocinio del Comune di Siena, hanno organizzato la 6° Passeggiata della Memoria a Vicobello. L’evento ha voluto ricordare la liberazione di Siena, avvenuta il 3 Luglio 1944, e i tre giovani antifascisti caduti quel giorno in uno degli ultimi scontri con l’esercito tedesco che ancora combatteva nella zona Nord della città. Al ritrovo in Piazza della Costituzione hanno salutato la Vice-Prefetto, dott.ssa Amalfitano e l’assessora Appolloni del Comune di Siena. Nel rispetto delle norme sanitarie vigenti, la passeggiata si è svolta verso il cippo dedicato a Pietro Cristofani, Giorgio Domenichini, Umberto Grassini ed è stata intervallata da letture e canti di Francesco Burroni, Margherita Fusi, Giuliano Baraldo, Alessandra Fantoni, Silvia Priscilla Bruni. Al cippo sono intervenuti Roberto Beligni, Silvia Folchi e Sandro Orlandini. La serata si è conclusa con una merenda in Piazza della Costituzione insieme al nostro partigiano Renato Masi.

La strage di Montemaggio, il racconto del partigiano Guido Lisi

Nell’articolo di Leonardo Antognoni uscito ieri in edicola su Valdelsasette, Guido Lisi, partigiano e presidente della sezione 1000 Papaveri Rossi – ANPI San Gimignano, racconta di quando ha ricevuto la notizia dell’eccidio.

«Il 27 marzo anche il nostro gruppo aveva iniziato a spostarsi verso Montemaggio, trascorrendo la notte a Badia a Coneo. Il 28 marzo, mentre ci stavamo accingendo a partire per raggiungere i compagni, una staffetta è venuta ad avvisarci: “Su Montemaggio i fascisti avevano ammazzato tutti i partigiani”.

Era una notizia terribile, non riuscivamo a credere a quello che ci era stato detto: non lo potevamo accettare. […] Solo il caso ha voluto che io non fossi lì».

Il discorso di Carla Nespolo, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI, in occasione della celebrazione dell’Eccidio di Montemaggio del 2018

«Perché ricordare?
Ricordare ciò che è stato per capire il nostro oggi.

Questo è stato detto, questo condivido, su questo secondo me dobbiamo riflettere e lavorare. Quest’anno sono 70 anni che è entrata in vigore la Costituzione Italiana, quella Costituzione nata dalla Resistenza, fatta di 139 articoli, fatta delle disposizioni transitorie finali, una Costituzione bella, complessa, che nasce da culture politiche diverse, che sa mettere insieme i diritti individuali con i diritti collettivi. Per esempio il diritto al lavoro e la rimozione delle condizioni che rendono possibile questo diritto. Per esempio il rifiuto del razzismo e nello stesso tempo le condizioni per renderlo praticabile questo rifiuto, concreto.

[…] La Costituzione è quella carta che ci fa stare uniti, assieme, diversi nelle nostre opinioni, ma rispettosi gli uni delle opinioni degli altri. Ce l’hanno insegnato quei ragazzi, ce l’anno insegnato i partigiani.

Abbiamo avuto la più grande Resistenza d’Europa. Questa è la storia del nostro Paese, che non è solo pizza e mandolini. Questa è la storia democratica di un Paese cardine di un’Europa che vogliamo democratica.

Gli anni passano, dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni questi valori, coi linguaggi di oggi, con i temi di oggi.

La Costituzione deve essere attuata non perché è un verbo sacro, ma perché ci serve a migliorare il nostro presente e il nostro futuro».

L’intervento di Carlo Smuraglia in occasione della commemorazione dell’eccidio di Montemaggio del 2016

Il discorso di Carlo Smuraglia, partigiano, presidente emerito dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI in occasione del 72° anniversario dell’Eccidio di Montemaggio.

«Cominciamo dal ricordo, il ricordo di questi giovani che sono stati spezzati, ma di cui non vanno ricordate soltanto le vite spezzate ma va ricordato tutto ciò che per loro la vita avrebbe rappresentato.
Dietro ognuno di loro ci sono sogni infranti, speranze, gioie, dolori, tutto ciò per cui una vita valga la pena di essere vissuta e questo è stato barbaramente stroncato.

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In ricordo di Maria Maran

«Mia nonna si chiamava Maria Maran. Viene sempre ricordata come Maria Barbato, ma lei era Maria Maran, nata in provincia di Padova nella zona di San Giovanni delle Pertiche nel 1899 da una famiglia contadina. All’età di 9 anni si trasferì coi genitori e i fratelli a Buliciano, un podere tra Colle di Val d’Elsa e Volterra. Di bagagli ne avevano pochissimi, era gente poverissima.

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Montemaggio: Una storia partigiana. Il libro di Staino sulla testimonianza di Vittorio Meoni

Il racconto si basa sulla testimonianza di Vittorio Meoni. L’autore, con rara semplicità e chiarezza, disegna una gioventù talmente innamorata della vita da volersi opporre, con estrema fierezza, alla barbarie fascista.

I giovani di queste tavole sono pieni di speranza per un futuro migliore e per un’Italia libera e solidale.

La prima edizione del Festival Resistente, nel 2015

I volti, le parole, la musica della prima edizione del Festival Resistente condensati in questo piccolo documentario.

Montemaggio. La commemorazione del 2009

L’eccidio di Montemaggio avvenne il giorno 28 marzo 1944 sulla Montagnola. Le truppe nazifasciste attaccano Casa Giubileo, una casa colonica dove sostavano alcuni partigiani, e dopo una breve guerriglia, ad armi impari, questi ultimi si arresero, vennero disarmati dalle truppe nazifasciste, umiliati e fatti camminare fino ad arrivare a un piccolo spazio chiamato “la Porcareccia”, dove vennero fucilati.

Tra i partigiani radunati di fronte al plotone d’esecuzione, solo uno riuscì a sopravvivere, Vittorio Meoni, che un momento prima della sparatoria riuscì a fuggire nei boschi.

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La lettera di Vittorio Meoni agli studenti in occasione del 73° anniversario dell’eccidio di Montemaggio nel 2017

«Cari ragazzi, mi scuso innanzitutto per non essere fisicamente presente come avrei voluto a questo incontro, ma l’anagrafe me lo impedisce. Voglio comunque ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa, ma voglio ringraziare soprattutto voi che avrete la pazienza di ascoltare o leggere la storia della mia vita. Se ho ripercorso il passato l’ho fatto proprio nella speranza che conoscere la mia esperienza potesse aiutare voi giovani a comprendere un passato non troppo remoto e quindi ad orientarvi meglio in questo presente non facile e non molto chiaro.

Quello che mi premeva dirvi con i miei ricordi erano principalmente due cose. La prima è già nel titolo: alla macchia sempre non vuole essere l’esaltazione di una ribellione fine a se stessa, ma l’affermazione di un principio che dovrebbe guidarci non solo nei momenti cruciali della vostra vita, ma sempre e comunque: essere autonomi nelle scelte, non seguire passivamente la corrente, vivere con coerenza i propri valori anche se ciò significa pagare un prezzo anche alto.

La seconda cosa riguarda la politica. Oggi è diventato uno sport nazionale vituperare la politica e i politici. Non siate acquiescenti a questo andazzo; impariamo dai padri fondatori della democrazia che la politica è l’attività più nobile dell’uomo; se la viviamo come impegno per la realizzazione di ideali in cui crediamo fermamente, la vita sarà ricca e piena come lo è stata la mia.

Grazie della vostra attenzione, cari ragazzi, buon lavoro e auguri per il futuro che saprete costruirvi con la buona politica».