Votiamo NO al referendum per il taglio del numero dei parlamentari

La legge che verrà sottoposta al voto, col referendum del 29 marzo, non corrisponde, in
realtà, ad alcuna necessità concreta e rappresenta semplicemente una manifestazione di
quella antipolitica che si fa circolare nel Paese creando un grave discredito verso le istituzioni fondamentali della Repubblica. Questa riduzione del numero dei parlamentari – frutto di improvvisazione e opportunismo – non corrisponde ad alcuna esigenza reale, anzi investe negativamente il tema della rappresentanza, incidendo sulla stessa struttura istituzionale delineata nell’art. 1 della Costituzione, ponendo seri problemi per una composizione del Parlamento che sia veramente rappresentativa di tutte le esigenze e di tutte le realtà del Paese, e mettendo, insomma, a repentaglio, la funzionalità e la centralità del Parlamento stesso. Questa diminuzione del numero di parlamentari renderà precario e macchinoso il funzionamento delle Commissioni e degli altri organi delle Camere. Per di più occorrerà riscrivere immediatamente la legge elettorale al fine di garantire in Parlamento la presenza, a rischio con tale riforma, di tante forze politiche, e rivedere i criteri di partecipazione alla elezione del Presidente della Repubblica da parte dei grandi elettori delle Regioni. La stessa riduzione di spesa è ridicola, posta a fronte di tante altre spese che le istituzioni sopportano inutilmente e che da anni vengono segnalate con diversi progetti da esperti, le cui indicazioni non vengono mai raccolte. Insomma, una legge – quella sottoposta a referendum – che non riduce le spese se non in modo “simbolico” ed incide negativamente su un esercizio della sovranità popolare che sia davvero fondato sulla rappresentanza.
Il giudizio, dunque, non può che essere assolutamente negativo sotto ogni profilo. Anche, e
soprattutto perché peggiorerebbero i problemi reali delle istituzioni e in particolare del
Parlamento, che dovrebbe essere organo centrale di tutta l’attività politica e istituzionale ed invece, di fatto, è esposto da anni ad una sostanziale emarginazione. Ciò che occorre,
semmai, è ricondurre il Parlamento a quel ruolo centrale per le istituzioni e la politica che la
Costituzione gli assegna, come luogo di confronto e di elaborazione, anziché ricorrere – come accade continuamente – all’abuso dei decreti legge e del voto di fiducia. La politica deve tornare ad essere quella pensata dall’art. 49 della Costituzione, che assegna ai partiti il compito di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Un
concorso che si realizza solo se avviene in Parlamento, attraverso la progettazione e
l’elaborazione delle misure occorrenti per rafforzare la democrazia, non solo nelle sue forme esteriori, ma anche e soprattutto nei suoi contenuti. Per tutte queste ragioni, l’ANPI dà il NO come indicazione di voto e ritiene nel contempo che non basti l’espressione di un voto negativo, ma occorra promuovere nel Paese un’ampia riflessione sul ruolo del Parlamento e della politica, in stretta aderenza ai princìpi costituzionali. Realizzerà, dunque, in piena autonomia e senza aderire ad alcun Comitato esterno, iniziative culturali e politiche.
IL COMITATO NAZIONALE ANPI

La nostra risposta alle accuse di negazionismo

Comunicato stampa del 12 Febbraio 2020

Un striscione con il simbolo di una notoria organizzazione neofascista è apparso nella notte in prossimità di uno snodo della viabilità cittadina. Lo striscione chiama in causa ANPI, chiedendo retoricamente: “Anpi difende i titini?”. ll messaggio si chiude poi con una rima: “negazionismo e quattrini”.
La rima baciata, malgrado lo sforzo richiesto all’autore, non dà maggior valore poetico al contenuto, il messaggio è da rigettare nel merito e nel metodo.
Nel merito: ANPI non ha mai difeso “i titini”; ANPI riconosce e promuove la memoria del contributo dei partigiani slavi alla liberazione dal nazifascismo, nel nostri e nei loro territori. ANPI si fa portatore di una visione storica che comprenda le atrocità compiute dai fascisti nel tentativo di colonizzare ed italianizzare una terra da sempre multietnica e plurale. Alle responsabilità dei criminali di guerra che gestirono l’Istria italianizzata, che allestirono campi di concentramento per gli slavi resistenti, che per primi inocularono l’odio etnico, ANPI riconduce la genesi della reazione violenta che nell’immediato dopoguerra si scatenò sulla componente italiana residente nell’area, indipendentemente dalle responsabilità individuali nella cruenta colonizzazione fascista pregressa.
Morti e esuli: il bilancio terribile del dopoguerra si aggiungeva a quello della “italianizzazione forzata” che aveva caratterizzato il controllo fascista su quelle terre.
Le responsabilità degli eccidi è di chi li ha compiuti.
Il silenzio sulle responsabilità ricade, invece, interamente sulle classi politiche che nell’immediato dopoguerra trovarono opportuno tacere sui crimini di guerra compiuti nella zona di confine: il silenzio che coprì le foibe coprì anche i crimini di guerra compiuti dal fascismo.
La storia avrebbe risvegliato le coscienze: all’istituzione della giornata della Memoria, sarebbe seguita quella della giornata del Ricordo, che nasceva con il fine di riscattare dall’oblio e dalla indifferenza anche la vicenda istriano-giuliano-dalmata; purtroppo nella gestione politica della giornata del Ricordo non è mai mancata la tentazione di usarla propagandisticamente.
Con lo stesso cinismo di allora, ma con maggiore impudenza, decenni dopo, ecco di nuovo i fascisti di sempre (non c’è un nuovo millennio per un’ideologia di morte) impancarsi a difendere una memoria che serve solamente a tentare di compensare o coprire le colpe dei regimi di cui rivendicano l’ascendenza senza vergogna.
E’ solo un diverso modo di oltraggiare le vittime della violenza scatenata dalla guerra che i nazifascisti vollero e persero: usare quei morti contro i morti della Shoah, contrapporre il giorno del Ricordo a quello della Memoria. Riaprire il tema dell’odio etnico in una stagione in cui il richiamo alle sovranità nazionali si mescola con il razzismo, l’antisemitismo e la xenofobia è davvero un oltraggio alla memoria che si pretende di riscattare e difendere.
ANPI non nega niente; assume, al contrario, come il frutto della Resistenza quella Costituzione democratica che avrebbe bandito la violenza dall’ambito del confronto politico.
ANPI ha rispettato la giornata del Ricordo e non riconosce alle organizzazioni neofasciste – di cui si è chiasto formalmente lo scioglimento ai sensi delle leggi vigenti- il ruolo di interlocutori.
Quanto al binomio “negazionismo e quattrini” è talmente privo di senso da non meritare neppure una chiosa. I quattrini di ANPI sono da sempre quelli dei suoi iscritti. Sono i gruppi neofascisti a dover dare conto della provenienza dei fondi con cui pagano sedi e iniziative, come dimostrato da estese e documentate inchieste giornalistiche.
Nel metodo: uno striscione apposto di notte richiama un regime di clandestinità che si spiega solo con la vergogna di farsi vedere, di associare nomi e facce ad attività che la magistratura dovrebbe vagliare alla luce delle leggi Scelba, Mancino e della norma finale della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma.
ANPI chiede alle forze democratiche di prendere posizioni inequivoche circa il riaffiorare del pericolo neofascista in un territorio, come il nostro, che seppe liberarsi da solo dall’incubo nero e violento del fascismo repubblichino servo dei nazisti, e chiede alla Magistratura di agire a difesa della legalità democratica e repubblicana.

8 Gennaio 1945 – 8 Gennaio 2020

San Gimignano ricorda la partenza dei suoi volontari che combatterono sulla linea Gotica

L’umanità al potere. Appello all’unità per una Toscana solidale e antifascista

In vista delle prossime elezioni regionali, il Coordinamento dei Comitati provinciali Anpi della Toscana ha scritto il documento: “L’umanità al potere. Appello all’unità per una Toscana solidale e antifascista“, rivolto ai partiti e alle forze democratiche e indirizzato anche a tutti i sindaci, ai consiglieri regionali, ai deputati eletti nella regione, alle associazioni, ai sindacati. 
Tale documento è scaturito dall’ultima assemblea del Comitato provinciale di Siena, e quindi discusso e approvato a livello regionale. 
L’auspicio è che l’appello possa trovare ovunque la migliore risonanza, e dunque l’invito a tutti è di diffonderlo e discuterlo, in modo da sollecitare, in ogni sede possibile, una riflessione costruttiva sull’opportunità di un rinnovamento serio e programmaticamente rilevante in vista della competizione elettorale in Toscana.

Il comunicato del Circolo ANPI di Ateneo “Carlo Rosselli” sui tweet del prof. Castrucci

Il Senato Accademico dell’Università di Siena, convocato ad horas nel primo pomeriggio del 2 dicembre per assumere decisioni urgenti in relazione alla divulgazione delle posizioni filonaziste espresse dal prof. Castrucci, docente di filosofia politica, ha deciso di presentare una denuncia alla Procura della Repubblica  e di avviare un procedimento disciplinare interno.

Il circolo ANPI di Ateneo “Carlo Rosselli” accoglie con soddisfazione questa presa di posizione della nostra Università.

I docenti dell’Ateneo, gli studenti e soprattutto gli studenti di quel corso di studi e di quell’insegnamento, hanno il diritto di sapere che saranno tutelati dalla esiziale confluenza delle posizioni politiche individuali di Castrucci nell’esercizio della sua funzione docente, e che saranno tutelati dal rischio che quanto è oggetto di studio – e in quanto tale non suscettibile di alcuna censura – possa essere invece proposto come orizzonte di valori (il nazismo difesa delle civiltà europea! la veridicità dei contenuti della propaganda antisemita!).

Una confusione che seppure non si fosse prodotta entro l’ambito della attività di docenza, è certamente determinata dall’apparizione di prese di posizione filonaziste in un sito pubblico per eccellenza, dove l’appartenenza al corpo accademico funge da cassa di risonanza e da implicita legittimazione.

Anche per questo vulnus alla missione docente, agli studenti, all’immagine e alla storia di un Ateneo come quello di Siena, è decisivo che l’Università chieda conto, e ne renda conto alla comunità universitaria, democratica e antifascista.

Che i busti di Mussolini di Vittorio Emanuele III restino nell’archivio dell’Università di Siena

Negli archivi sono conservati documenti non solo cartacei, ma anche oggetti che testimoniano la nostra storia. Chi vuole studiare la storia e conoscerla deve partire da lì, dagli archivi.

All’Università di Siena,  recentemente,  sono state riconsegnati dagli eredi degli scultori due busti raffiguranti  Mussolini e Vittorio Emanuele III; opere di valore artistico modesto, ma che, nel 1939, erano dovute al regime fascista. Nel 1939 l’Italia era sotto la dittatura, terminata solo dopo una sanguinosa guerra di Liberazione; per Siena il 3 luglio del ’44. La nostra Università, nei suoi quasi 800 anni di storia, ha attraversato tante vicissitudini e sì: era fascista durante il ventennio, come tutte le università italiane. Quindi nel nostro archivio sono conservate anche le testimonianze di quel nefasto periodo, che non va certo dimenticato, ma che certamente non può essere celebrato. Ci sconcerta quindi la decisione di dedicare tanta attenzione agli 80 anni della nostra Aula magna, magnificandone più o meno direttamente l’idea di grandezza che ne guidava la costruzione in quel 1939 che avrebbe segnato invece l’inizio della Seconda guerra mondiale. E sempre lo stesso anno, sempre in quell’aula, all’inagurazione dell’anno accademico l’allora Rettore Raselli celebrava le leggi razziali e la cacciata di alcuni colleghi.

I due busti dovranno restare dove sono attualmente: nell’archivio. E dovranno servire a testimoniare un’epoca di barbarie, che non deve essere in alcun modo celebrata, ma conosciuta.

Circolo Anpi di Ateneo “Carlo Rosselli”

Presidio antifascista

Mercoledi, 20 Novembre 2019, in p.zza Iacopo della Quercia, davanti alla Prefettura di Siena, si è svolto un bel pomeriggio di partecipazione. Grazie ai sindaci, al presidente della Provincia, al Prefetto che ha ricevuto la nostra delegazione. Grazie alle compagne e ai compagni dell’Anpi che hanno raggiunto Siena da molti comuni del territorio, all’Arci, alla Cgil, all’Archivio Udi, ai cittadini che hanno manifestato per dimostrare che questa città, le nostre città sono antifasciste.

Il ritrovamento dell’arsenale di armi ed esplosivi accompagnato da una copiosa simbologia fascista e nazista e le intercettazioni che hanno condotto le forze dell’ordine ad arresti e denunce nella nostra provincia, sono solo l’ultimo di una catena di eventi sempre più frequenti e preoccupanti che si registrano su tutto il territorio nazionale.

E’ tempo di chiamare le cose con il loro nome: la violenza fascista e razzista non può continuare ad essere ignorata, così come non possono essere tollerate, giustificate, incorporate nella società civile le organizzazioni ispirate direttamente al fascismo e le loro parate grottesche.  

Non ci stancheremo di denunciare alla magistratura ogni atto di apologia, ogni intimidazione, ogni evidenza di fascismo, così come non ci stancheremo di opporci alla sua progressiva normalizzazione, grazie alla quale si finisce per ammettere le ideologie suprematiste e razziste all’interno di un dibattito politico sempre meno caratterizzato dai valori etici su cui è fondata la nostra Repubblica.  

L’Anpi ha chiesto con forza – e lo ha fatto consegnando un appello nelle mani del Presidente Mattarella insieme a 23 tra associazioni e partiti – che le organizzazioni fasciste siano dichiarate illegittime, nel rispetto del dettato costituzionale.  

Facciamo appello a tutti i cittadini e le cittadine che si riconoscono nei valori di uguaglianza e solidarietà sociale sanciti dalla Costituzione perché si uniscano al nostro impegno nel pretendere dalle istituzioni democratiche che l’ideologia fascista e i suoi messaggi di odio non vengano derubricati a fatti di cronaca o a fenomeni di semplice espressione del pensiero.

L’antifascismo è radice di unità, democrazia, pace. E ci riguarda tutti.

Comitato provinciale Anpi Siena

L’antifascismo è radice di unità

Il ritrovamento dell’arsenale di armi ed esplosivi accompagnato da una copiosa simbologia fascista e nazista e le intercettazioni che hanno condotto le forze dell’ordine ad arresti e denunce nella nostra provincia, sono solo l’ultimo di una catena di eventi sempre più frequenti e preoccupanti che si registrano su tutto il territorio nazionale.

E’ tempo di chiamare le cose con il loro nome: la violenza fascista e razzista non può continuare ad essere ignorata, così come non possono essere tollerate, giustificate, incorporate nella società civile le organizzazioni ispirate direttamente al fascismo e le loro parate grottesche.  

Non ci stancheremo di denunciare alla magistratura ogni atto di apologia, ogni intimidazione, ogni evidenza di fascismo, così come non ci stancheremo di opporci alla sua progressiva normalizzazione, grazie alla quale si finisce per ammettere le ideologie suprematiste e razziste all’interno di un dibattito politico sempre meno caratterizzato dai valori etici su cui è fondata la nostra Repubblica.  

L’Anpi ha chiesto con forza – e lo ha fatto consegnando un appello nelle mani del Presidente Mattarella insieme a 23 tra associazioni e partiti – che le organizzazioni fasciste siano dichiarate illegittime, nel rispetto del dettato costituzionale.  

Facciamo appello a tutti i cittadini e le cittadine che si riconoscono nei valori di uguaglianza e solidarietà sociale sanciti dalla Costituzione perché si uniscano al nostro impegno nel pretendere dalle istituzioni democratiche che l’ideologia fascista e i suoi messaggi di odio non vengano derubricati a fatti di cronaca o a fenomeni di semplice espressione del pensiero.

L’antifascismo è radice di unità, democrazia, pace. E ci riguarda tutti. 

Comitato provinciale Anpi Siena

Fermiamo la guerra in Siria, fermiamo le guerre in Medio Oriente, costruiamo la pace!

30 Ottobre 2019

Un ampio documento unitario voluto da Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu e altre associazioni per fermare l’aggressione ai curdi

L’allontanamento dal territorio siriano da parte delle forze armate americane, l’annunciata aggressione turca nei confronti del popolo curdo residente nel territorio della Siria del nord est, il successivo intervento russo al fine di comporre il conflitto accettando nella sostanza le pretese territoriali della Turchia confermano l’abbandono della popolazione curda al suo destino e la cacciata dei residenti dalla cosiddetta fascia di sicurezza. Ma mettono in luce anche l’inerzia e l’incapacità di svolgere un efficace ruolo di mediazione sia da parte dell’Onu che da parte della Ue.

Il mondo, e l’Europa in particolare, che avrebbe dovuto sostenere con tutte le proprie risorse, l’esperienza di integrazione e di convivenza tra le comunità etniche e religiose in corso nel Nord/Est della Siria, riconoscendo il sacrificio e la resistenza del popolo siriano e della sua milizia curda Ypg (Unità di protezione popolare), di cui una importante componente costituita da donne combattenti che si sono distinte per coraggio ed abnegazione, pagando un altissimo prezzo di vite umane, e riuscendo a sconfiggere l’Isis, hanno invece tradito questa esperienza, rendendosi complici di una nuova violazione della sovranità siriana, della ripresa della guerra e provocando l’alto rischio di un ritorno dei miliziani dell’Isis alle loro attività belliche e terroristiche.

La guerra continua ad essere l’unico strumento di composizione dei conflitti in Medio Oriente, dove si intrecciano laceranti contraddizioni mai sopite: la questione nazionale dei curdi, la legittima aspirazione ad uno Stato e un territorio per i palestinesi, la salvaguardia dell’esistenza dello Stato d’Israele, la lotta per l’egemonia regionale che si avvantaggia della perenne rivalità fra sciiti e sunniti, il perdurare del conflitto in Yemen e la repressione violenta delle mobilitazioni popolari in Iraq e Libano che rischiano di degenerare e riaccendere nuovi focolari, la frammentazione della Libia, il contrasto fra regimi laici e regimi confessionali (tutte le petromonarchie sono a carattere teocratico), la questione economica per le ricchezze petrolifere in gran parte di quei territori, gli interessi economici e strategici delle grandi potenze, il ruolo devastante che ha avuto e può avere l’Isis in Medio Oriente oltre che in Europa, in un quadro aggravato dagli interventi militari trascorsi in Iraq, in Libia, ed oggi nella stessa Siria che hanno comportato conseguenze catastrofiche per la stabilità dell’intera regione.

Davanti a questo scenario così complesso e drammatico l’unica via d’uscita è l’applicazione del diritto internazionale, multilateralismo per l’azione di mediazione e di risoluzione nonviolenta dei conflitti armati, mettendo al bando la guerra e le armi nucleari.

Noi, uomini e donne, cittadini e cittadine europee, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, sentiamo il dovere di agire, di mobilitarci, di far sentire le nostre voci e le nostre ragioni a chi ci governa, a chi ha la responsabilità politica di fermare questa spirale di guerre e di violenze infinite.

Per questo rivolgiamo alle Nazioni Unite, alle istituzioni europee, agli stati membri, questa piattaforma di pace per porre fine alla guerra in Siria e nella regione Medio Orientale, per costruire la sicurezza ed il futuro di ogni popolazione, per ogni uomo e per ogni donna, in libertà e nel rispetto dei diritti umani universali e della libertà.

Per queste ragioni, sostenendo l’appello delle donne curde a tutti i popoli che amano la libertà, chiediamo e ci impegniamo per:

La cessazione del fuoco senza condizioni e il ritiro immediato delle truppe turche e di ogni altro esercito e milizie straniere, dal territorio della Siria;
l’immediata sospensione di vendita di armi ed assistenza militare alla Turchia, come pure agli altri stati implicati in guerre nel Medio Oriente, da parte degli stati membri dell’Unione Europea e in particolare dell’Italia;
che sia garantita assistenza umanitaria e corridoi umanitari per la popolazione siriana vittima di questa nuova invasione, come pure il rispetto dei diritti umani per tutta la popolazione civile, senza discriminazione di etnia o religione;
il ritiro del contingente militare italiano dal confine tra Turchia e Siria;
una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite per istituire una missione di forze di interposizione con mandato ONU per la protezione della popolazione siriana e per ripristinare condizioni di ricostruzione democratica, di convivenza tra le diverse comunità;
la costituzione di una commissione internazionale sotto l’egida dell’ONU per verificare l’eventuale uso di armi chimiche contro la popolazione siriana della regione della Rojava, del Ghouta; operazioni ed azioni militari che possano costituire crimini di guerra e/o azioni di vera e propria pulizia etnica di cui si sono rese colpevoli le parti coinvolte nel conflitto in questi anni;
la costituzione di una commissione internazionale d’inchiesta sotto l’egida dell’ONU per scoprire esecutori e mandanti dell’assassinio di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Future Syria Party, e dei suoi accompagnatori;
la sospensione di accordi commerciali e di associazione tra l’Unione Europea e la Turchia;
il non rinnovo dell’accordo tra UE e Turchia per la gestione dei rifugiati provenienti dalla Siria e da altri paesi in guerra;
l’attuazione, da parte dell’UE e degli stati membri di una politica di accoglienza e di integrazione di ogni uomo o donna in fuga da situazioni di rischio e minaccia alla propria vita e dei propri cari, siano condizioni di povertà, di repressione, di persecuzione, di disastri ambientali, di guerre, accompagnando queste politiche con programmi di cooperazione, di investimenti, con accordi commerciali e di associazione coerenti e diretti ad eliminare le cause che obbligano le persone a fuggire in cerca di rifugio e di condizioni di vita dignitose;
la ripresa di una profonda riflessione da parte del Parlamento Europeo sul ruolo dell’alleanza atlantica (NATO) e sulla necessità di avere una politica di difesa ed un esercito di difesa europeo;
il rilascio dei prigionieri politici e “verità e giustizia” per le vittime di sparizione forzata che in Siria;
togliere il PKK dalla lista delle organizzazioni terroriste;
riattivare il programma europeo per la riconversione industriale dell’apparato militare, a sistemi dual e civile; mantenendo l’apparato militare per scopi prevalentemente di difesa e non commerciali;
sostenere la società civile e democratica – quella siriana e delle altre popolazioni vittime di guerre e di regimi antidemocratici, quella turca che si oppone a Erdogan – con programmi di promozione dei diritti umani, in particolare per la libertà di espressione, di comunicazione, di associazione;
promuovere iniziative di dialogo tra le comunità e di costruzione della democrazia dal basso.
Questa piattaforma è promossa da associazioni, sindacati, organizzazioni studentesche, artisti, sportivi, intellettuali, politici, pensionati, cittadini e cittadine, migranti, rifugiati, richiedenti asilo, che hanno a cuore i principi ed i valori su cui si fonda l’Unione Europea, che si riconoscono nella carta universale dei diritti umani, che si impegnano e vogliono costruire una società giusta, libera e democratica. Libera da guerre e dalle armi. Libera da dittatori e regimi repressivi.

Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu

Roma, 29 ottobre 2019

Mozione CRUI sulla situazione nel Nord-est della Siria

SIA CONSENTITO ALLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE DI DARE AIUTO E ASSISTENZA ALLE POPOLAZIONI CIVILI DEL NORD-EST DEL PAESE

La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, su proposta del Network delle università per la pace, profondamente preoccupata a causa dell’intensificazione della violenza armata nel Nord-est della Siria, soprattutto a danno della popolazione di etnia curda, scioccata dalla gravità delle notizie riportate dai media, secondo le quali persone civili, attivisti dei diritti umani e combattenti sarebbero stati uccisi, allarmata dalla minaccia alla pace internazionale causata da questa nuova intensificazione delle attività armate in Siria, seriamente preoccupata dal rischio di una nuova crisi umanitaria in Siria e nei paesi limitrofi, ribadisce fermamente l’importanza della pace quale valore e fondamento supremo della coesistenza umana;

  • riconosce che la tolleranza, la comprensione reciproca e la considerazione per le ragioni altrui costituiscono i fondamenti della pace internazionale;
  • chiede che i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite siano rispettati in qualsiasi circostanza, in modo particolare attraverso lo sviluppo e il rafforzamento delle relazioni amichevoli tra le nazioni e i popoli;
  • invoca una risoluzione pacifica delle dispute e dei conflitti internazionali di qualsiasi tipo – inclusi quelli di matrice ideologica, politica, etnica o religiosa – attraverso l’uso della diplomazia e del dialogo pacifico, senza alcun ricorso alla forza armata;
  • reclama il pieno ed assoluto rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel territorio del Nord-est della Siria;
  • chiede lo stop immediato delle operazioni militari nel territorio del Nord-est della Siria, nonché l’inizio di un pacifico dialogo diplomatico tra le parti coinvolte nella disputa;
  • chiede che sia consentito alle organizzazioni umanitarie di fornire immediato aiuto e assistenza a favore delle popolazioni civili del Nord-est della Siria, in un ambiente in cui la sicurezza personale dei loro operatori sia pienamente garantita.