“Il Governo non può escludere l’ANPI dal 25 aprile!”

22 Aprile 2020

Dura presa di posizione della Presidenza e della Segreteria nazionali ANPI sulla circolare del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Fraccaro che di fatto impedisce ai rappresentanti dell’ANPI, per “evitare assembramenti”, di essere presenti alle celebrazioni ufficiali del 25 aprile. “Chiediamo al Governo di cambiare questa norma. In ogni caso l’ANPI parteciperà alle celebrazioni”

La Presidenza e la Segreteria ANPI Nazionali esprimono incredulità e rammarico di fronte ad un atto di indifferenza e scortesia del governo Conte, che mai si sarebbero aspettati.

Si tratta di questo: nella giornata del 25 aprile p.v., al mattino, in moltissime città e paesi italiani sono previste celebrazioni con la deposizione di un fiore o di una corona al monumento o altro luogo significativo della Resistenza locale.

Ebbene, quest’anno sarà impedito al rappresentante dell’ANPI o di altra organizzazione partigiana o resistenziale, di deporre quel fiore. Potranno farlo soltanto i signori Prefetto e Questore e, ma non è ancora chiaro, il Sindaco.

Tutto ciò è semplicemente inaccettabile.

Ricordiamo al Sottosegretario Fraccaro, estensore, a nome del Governo, della circolare inviata ai Prefetti di tutta Italia, che l’argomento di evitare assembramenti è, in questo caso, assolutamente pretestuoso, perché si tratterebbe di UNA PERSONA SOLA e ovviamente dotata di ogni presidio di protezione sanitaria.

Mentre il governo si accinge a far riaprire varie industrie, vieta ai partigiani e agli antifascisti di portare un fiore sulla tomba dei propri morti. Tutto ciò potrebbe denotare, in ultima analisi, o malafede politica o completa ignoranza della storia patria.

Ricordiamo agli immemori o ai nostalgici, che la data del 25 aprile 1945 fu scelta con Regio Decreto quale festa nazionale il 22 aprile 1946 dal CLN Alta Italia e tale decreto fu firmato dall’allora Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.

Festa Nazionale, Festa dell’Unità ritrovata, Festa che, come disse Arrigo Boldrini, Medaglia d’Oro della Resistenza, ci ricorda che i partigiani combatterono “per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contro”.

Festa stabilita persino prima che, con le elezioni, fosse scelta la stessa forma istituzionale per il governo del Paese. Quest’anno ricorre il 75° anniversario di questa data fondamentale per la nostra storia democratica. Mai nessuno, in questi 75 anni, ha osato negare alle associazioni partigiane e combattentistiche il diritto di onorare il 25 aprile. Per la verità, ci furono dei tentativi e anche allora l’ANPI si oppose fermamente, così come fa oggi.

Siamo rispettosi di norme giuste per la prevenzione e il contenimento di questo terribile contagio. Siamo impegnati, anche come associazione per sostenere iniziative sanitarie e sociali che aiutino il nostro popolo in questo, difficile e tragico frangente.

Intendiamo dare il nostro contributo affinché da questa pandemia l’Italia e gli italiani possano uscire migliori, più solidali e sereni. Non accetteremo mai però che, con la scusa del contenimento del contagio, si operi per cancellare la memoria democratica del nostro Paese. Per far dimenticare o ignorare alle giovani generazioni che la memoria non è solo un ricordo, che pure va conosciuto e onorato, ma è uno strumento per migliorare il nostro oggi e il futuro.

Così ci hanno detto, in queste settimane, tante partigiane e partigiani ancora viventi che hanno continuato, in tutti questi anni, a parlare alle nuove generazioni.

Questo terribile morbo se ne sta portando via tanti e il gesto di negare loro anche il diritto di vedere un proprio rappresentante deporre un fiore sulla tomba o sul monumento dei suoi compagni caduti è un’offesa inaccettabile. Confidiamo che si voglia, al più presto, sanare questo vulnus istituzionale con un atto di buon senso e di civiltà. Molti Sindaci e Prefetti, pur costretti da una imbarazzante circolare, stanno cercando, in queste ore, di risolvere positivamente il problema. L’ANPI è al loro fianco, come sempre disponibile a far prevalere le ragioni della pacifica convivenza e del rispetto della memoria costituzionale. Rifiuteremo sempre ogni tentativo di negare il valore della Resistenza e non accetteremo mai di essere esclusi dalle celebrazioni del 25 aprile. Chiediamo al governo di cambiare una norma irrilevante sul piano della sicurezza, inutilmente divisiva, ingiusta e offensiva verso i partigiani, verso il nostro popolo, verso l’Italia. In ogni caso invitiamo i locali Presidenti dell’ANPI o loro rappresentanti, nella misura di una sola persona, a partecipare alle celebrazioni del 25 aprile”.

Roma, 22 aprile 2020

Nespolo: La UE espella l’indegno regime ungherese

Dichiarazione della Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo

In Ungheria l’attribuzione dei pieni poteri a Viktor Orban, con l’ignobile pretesto della pandemia, segna la nascita di un regime antidemocratico e autoritario e svela il pericolo delle formazioni cosiddette sovraniste che nascondono dietro la parvenza democratica pulsioni nazionaliste e liberticide. A chi vaneggia sulla legittimità formale di tale decisione va ricordato che anche Mussolini e Hitler andarono al potere con una copertura di legittimità. La svolta ungherese è un’intollerabile ferita all’UE perché contrasta con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione che si basa “sul principio della democrazia e dello Stato di diritto”. Nel 75esimo della Liberazione esigiamo che l’UE espella l’indegno regime ungherese che ha tradito il patto antifascista da cui è nata l’idea di Europa.

Carla Nespolo – Presidente nazionale ANPI

La strage di Montemaggio, il racconto del partigiano Guido Lisi

Nell’articolo di Leonardo Antognoni uscito ieri in edicola su Valdelsasette, Guido Lisi, partigiano e presidente della sezione 1000 Papaveri Rossi – ANPI San Gimignano, racconta di quando ha ricevuto la notizia dell’eccidio.

«Il 27 marzo anche il nostro gruppo aveva iniziato a spostarsi verso Montemaggio, trascorrendo la notte a Badia a Coneo. Il 28 marzo, mentre ci stavamo accingendo a partire per raggiungere i compagni, una staffetta è venuta ad avvisarci: “Su Montemaggio i fascisti avevano ammazzato tutti i partigiani”.

Era una notizia terribile, non riuscivamo a credere a quello che ci era stato detto: non lo potevamo accettare. […] Solo il caso ha voluto che io non fossi lì».

Votiamo NO al referendum per il taglio del numero dei parlamentari

La legge che verrà sottoposta al voto, col referendum del 29 marzo, non corrisponde, in
realtà, ad alcuna necessità concreta e rappresenta semplicemente una manifestazione di
quella antipolitica che si fa circolare nel Paese creando un grave discredito verso le istituzioni fondamentali della Repubblica.

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La nostra risposta alle accuse di negazionismo

Comunicato stampa del 12 Febbraio 2020

Un striscione con il simbolo di una notoria organizzazione neofascista è apparso nella notte in prossimità di uno snodo della viabilità cittadina. Lo striscione chiama in causa ANPI, chiedendo retoricamente: “Anpi difende i titini?”. ll messaggio si chiude poi con una rima: “negazionismo e quattrini”.
La rima baciata, malgrado lo sforzo richiesto all’autore, non dà maggior valore poetico al contenuto, il messaggio è da rigettare nel merito e nel metodo.
Nel merito: ANPI non ha mai difeso “i titini”; ANPI riconosce e promuove la memoria del contributo dei partigiani slavi alla liberazione dal nazifascismo, nel nostri e nei loro territori. ANPI si fa portatore di una visione storica che comprenda le atrocità compiute dai fascisti nel tentativo di colonizzare ed italianizzare una terra da sempre multietnica e plurale. Alle responsabilità dei criminali di guerra che gestirono l’Istria italianizzata, che allestirono campi di concentramento per gli slavi resistenti, che per primi inocularono l’odio etnico, ANPI riconduce la genesi della reazione violenta che nell’immediato dopoguerra si scatenò sulla componente italiana residente nell’area, indipendentemente dalle responsabilità individuali nella cruenta colonizzazione fascista pregressa.
Morti e esuli: il bilancio terribile del dopoguerra si aggiungeva a quello della “italianizzazione forzata” che aveva caratterizzato il controllo fascista su quelle terre.
Le responsabilità degli eccidi è di chi li ha compiuti.
Il silenzio sulle responsabilità ricade, invece, interamente sulle classi politiche che nell’immediato dopoguerra trovarono opportuno tacere sui crimini di guerra compiuti nella zona di confine: il silenzio che coprì le foibe coprì anche i crimini di guerra compiuti dal fascismo.
La storia avrebbe risvegliato le coscienze: all’istituzione della giornata della Memoria, sarebbe seguita quella della giornata del Ricordo, che nasceva con il fine di riscattare dall’oblio e dalla indifferenza anche la vicenda istriano-giuliano-dalmata; purtroppo nella gestione politica della giornata del Ricordo non è mai mancata la tentazione di usarla propagandisticamente.
Con lo stesso cinismo di allora, ma con maggiore impudenza, decenni dopo, ecco di nuovo i fascisti di sempre (non c’è un nuovo millennio per un’ideologia di morte) impancarsi a difendere una memoria che serve solamente a tentare di compensare o coprire le colpe dei regimi di cui rivendicano l’ascendenza senza vergogna.
E’ solo un diverso modo di oltraggiare le vittime della violenza scatenata dalla guerra che i nazifascisti vollero e persero: usare quei morti contro i morti della Shoah, contrapporre il giorno del Ricordo a quello della Memoria. Riaprire il tema dell’odio etnico in una stagione in cui il richiamo alle sovranità nazionali si mescola con il razzismo, l’antisemitismo e la xenofobia è davvero un oltraggio alla memoria che si pretende di riscattare e difendere.
ANPI non nega niente; assume, al contrario, come il frutto della Resistenza quella Costituzione democratica che avrebbe bandito la violenza dall’ambito del confronto politico.
ANPI ha rispettato la giornata del Ricordo e non riconosce alle organizzazioni neofasciste – di cui si è chiasto formalmente lo scioglimento ai sensi delle leggi vigenti- il ruolo di interlocutori.
Quanto al binomio “negazionismo e quattrini” è talmente privo di senso da non meritare neppure una chiosa. I quattrini di ANPI sono da sempre quelli dei suoi iscritti. Sono i gruppi neofascisti a dover dare conto della provenienza dei fondi con cui pagano sedi e iniziative, come dimostrato da estese e documentate inchieste giornalistiche.
Nel metodo: uno striscione apposto di notte richiama un regime di clandestinità che si spiega solo con la vergogna di farsi vedere, di associare nomi e facce ad attività che la magistratura dovrebbe vagliare alla luce delle leggi Scelba, Mancino e della norma finale della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma.
ANPI chiede alle forze democratiche di prendere posizioni inequivoche circa il riaffiorare del pericolo neofascista in un territorio, come il nostro, che seppe liberarsi da solo dall’incubo nero e violento del fascismo repubblichino servo dei nazisti, e chiede alla Magistratura di agire a difesa della legalità democratica e repubblicana.

8 Gennaio 1945 – 8 Gennaio 2020

San Gimignano ricorda la partenza dei suoi volontari che combatterono sulla linea Gotica

L’umanità al potere. Appello all’unità per una Toscana solidale e antifascista

In vista delle prossime elezioni regionali, il Coordinamento dei Comitati provinciali Anpi della Toscana ha scritto il documento: “L’umanità al potere. Appello all’unità per una Toscana solidale e antifascista“, rivolto ai partiti e alle forze democratiche e indirizzato anche a tutti i sindaci, ai consiglieri regionali, ai deputati eletti nella regione, alle associazioni, ai sindacati. 
Tale documento è scaturito dall’ultima assemblea del Comitato provinciale di Siena, e quindi discusso e approvato a livello regionale. 
L’auspicio è che l’appello possa trovare ovunque la migliore risonanza, e dunque l’invito a tutti è di diffonderlo e discuterlo, in modo da sollecitare, in ogni sede possibile, una riflessione costruttiva sull’opportunità di un rinnovamento serio e programmaticamente rilevante in vista della competizione elettorale in Toscana.

Il comunicato del Circolo ANPI di Ateneo “Carlo Rosselli” sui tweet del prof. Castrucci

Il Senato Accademico dell’Università di Siena, convocato ad horas nel primo pomeriggio del 2 dicembre per assumere decisioni urgenti in relazione alla divulgazione delle posizioni filonaziste espresse dal prof. Castrucci, docente di filosofia politica, ha deciso di presentare una denuncia alla Procura della Repubblica  e di avviare un procedimento disciplinare interno.

Il circolo ANPI di Ateneo “Carlo Rosselli” accoglie con soddisfazione questa presa di posizione della nostra Università.

I docenti dell’Ateneo, gli studenti e soprattutto gli studenti di quel corso di studi e di quell’insegnamento, hanno il diritto di sapere che saranno tutelati dalla esiziale confluenza delle posizioni politiche individuali di Castrucci nell’esercizio della sua funzione docente, e che saranno tutelati dal rischio che quanto è oggetto di studio – e in quanto tale non suscettibile di alcuna censura – possa essere invece proposto come orizzonte di valori (il nazismo difesa delle civiltà europea! la veridicità dei contenuti della propaganda antisemita!).

Una confusione che seppure non si fosse prodotta entro l’ambito della attività di docenza, è certamente determinata dall’apparizione di prese di posizione filonaziste in un sito pubblico per eccellenza, dove l’appartenenza al corpo accademico funge da cassa di risonanza e da implicita legittimazione.

Anche per questo vulnus alla missione docente, agli studenti, all’immagine e alla storia di un Ateneo come quello di Siena, è decisivo che l’Università chieda conto, e ne renda conto alla comunità universitaria, democratica e antifascista.

Che i busti di Mussolini di Vittorio Emanuele III restino nell’archivio dell’Università di Siena

Negli archivi sono conservati documenti non solo cartacei, ma anche oggetti che testimoniano la nostra storia. Chi vuole studiare la storia e conoscerla deve partire da lì, dagli archivi.

All’Università di Siena,  recentemente,  sono state riconsegnati dagli eredi degli scultori due busti raffiguranti  Mussolini e Vittorio Emanuele III; opere di valore artistico modesto, ma che, nel 1939, erano dovute al regime fascista. Nel 1939 l’Italia era sotto la dittatura, terminata solo dopo una sanguinosa guerra di Liberazione; per Siena il 3 luglio del ’44. La nostra Università, nei suoi quasi 800 anni di storia, ha attraversato tante vicissitudini e sì: era fascista durante il ventennio, come tutte le università italiane. Quindi nel nostro archivio sono conservate anche le testimonianze di quel nefasto periodo, che non va certo dimenticato, ma che certamente non può essere celebrato. Ci sconcerta quindi la decisione di dedicare tanta attenzione agli 80 anni della nostra Aula magna, magnificandone più o meno direttamente l’idea di grandezza che ne guidava la costruzione in quel 1939 che avrebbe segnato invece l’inizio della Seconda guerra mondiale. E sempre lo stesso anno, sempre in quell’aula, all’inagurazione dell’anno accademico l’allora Rettore Raselli celebrava le leggi razziali e la cacciata di alcuni colleghi.

I due busti dovranno restare dove sono attualmente: nell’archivio. E dovranno servire a testimoniare un’epoca di barbarie, che non deve essere in alcun modo celebrata, ma conosciuta.

Circolo Anpi di Ateneo “Carlo Rosselli”