Mozione CRUI sulla situazione nel Nord-est della Siria

SIA CONSENTITO ALLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE DI DARE AIUTO E ASSISTENZA ALLE POPOLAZIONI CIVILI DEL NORD-EST DEL PAESE

La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, su proposta del Network delle università per la pace, profondamente preoccupata a causa dell’intensificazione della violenza armata nel Nord-est della Siria, soprattutto a danno della popolazione di etnia curda, scioccata dalla gravità delle notizie riportate dai media, secondo le quali persone civili, attivisti dei diritti umani e combattenti sarebbero stati uccisi, allarmata dalla minaccia alla pace internazionale causata da questa nuova intensificazione delle attività armate in Siria, seriamente preoccupata dal rischio di una nuova crisi umanitaria in Siria e nei paesi limitrofi, ribadisce fermamente l’importanza della pace quale valore e fondamento supremo della coesistenza umana;

  • riconosce che la tolleranza, la comprensione reciproca e la considerazione per le ragioni altrui costituiscono i fondamenti della pace internazionale;
  • chiede che i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite siano rispettati in qualsiasi circostanza, in modo particolare attraverso lo sviluppo e il rafforzamento delle relazioni amichevoli tra le nazioni e i popoli;
  • invoca una risoluzione pacifica delle dispute e dei conflitti internazionali di qualsiasi tipo – inclusi quelli di matrice ideologica, politica, etnica o religiosa – attraverso l’uso della diplomazia e del dialogo pacifico, senza alcun ricorso alla forza armata;
  • reclama il pieno ed assoluto rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel territorio del Nord-est della Siria;
  • chiede lo stop immediato delle operazioni militari nel territorio del Nord-est della Siria, nonché l’inizio di un pacifico dialogo diplomatico tra le parti coinvolte nella disputa;
  • chiede che sia consentito alle organizzazioni umanitarie di fornire immediato aiuto e assistenza a favore delle popolazioni civili del Nord-est della Siria, in un ambiente in cui la sicurezza personale dei loro operatori sia pienamente garantita.

ANPI, ARCI, CGIL e Legambiente alle Istituzioni europee: “Si avvii in Siria una forte e decisa azione diplomatica”

Il testo dell’appello lanciato a seguito della grave situazione creatasi al confine tra Turchia e Siria

Alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen
All’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell
Al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
Al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio
Alla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati
Al Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico

Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.
A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.
L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue.
La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori.
La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti.
Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché:
• cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio curdo;
• si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale;
• si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti;
• si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano;
• si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

ANPI

ARCI

CGIL

LEGAMBIENTE

Roma, 9 ottobre 2019

L’ANPI esprime forte dissenso sul taglio del numero dei parlamentari

8 Ottobre 2019

Il testo della presa di posizione della Segreteria nazionale ANPI

Esprimiamo preoccupazione e dissenso sulla riforma costituzionale in corso di approvazione, che taglia drasticamente il numero di parlamentari.

La motivazione prevalente, se non esclusiva, di questa riforma, è un risparmio per le casse dello Stato. Tale risparmio in realtà è così esiguo da essere del tutto irrilevante per i conti pubblici; per di più sarà operativo fra anni, e comunque una riduzione dei costi non può essere l’obiettivo di una riforma che incide profondamente sulla natura della democrazia italiana. Questa motivazione rievoca una vecchia tara di una parte della politica italiana: l’antiparlamentarismo, cioè il vedere negli eletti non i rappresentanti del popolo, vale a dire coloro sui quali grava una delle più alte responsabilità nella costruzione delle regole del vivere comune, ma un gruppo di persone di scarsa qualità, il cui obiettivo dominante è quello della conservazione di un posto di privilegio. Si nega al parlamentare la dignità dell’istituzione che rappresenta, e questo è un colpo all’intera impalcatura della Repubblica, quando invece bisogna ribadire e rafforzare proprio la centralità del Parlamento.

Scompaiono le dimensioni che dovrebbero essere maggiormente curate e sollecitate, e cioè l’esperienza, l’efficienza, la competenza, la ricerca, la passione per il bene collettivo, e rimane una visione umiliante ed umiliata del ruolo del Parlamento, i cui ranghi ridotti più difficilmente garantiranno la rappresentanza popolare a tutto vantaggio di un esecutivo, il Governo, sempre più potente e meno controllato.

Il provvedimento, oltre ad indebolire il ruolo di rappresentanza del Parlamento, renderà precario e macchinoso il funzionamento delle commissioni e di ogni altro suo organo. Occorre una nuova legge elettorale proporzionale con sbarramento che riduca il danno di una riforma che, con l’attuale legge elettorale, cancellerebbe dal Parlamento varie forze politiche. In particolare occorre ridisegnare i collegi elettorali e rivedere i criteri di elezione del Presidente della Repubblica da parte dei grandi elettori delle Regioni. Ma tutto ciò non c’è ancora e comunque non basterebbe a sopperire ai danni di una riforma che pone l’Italia fra i Paesi europei col più alto rapporto fra numero di cittadini e numero di parlamentari, modificando radicalmente la volontà dei Costituenti che decisero quel numero di parlamentari proprio in rapporto al numero di abitanti e di elettori del tempo per garantire una corretta rappresentanza.

La Costituzione non è intoccabile, ma non si può cambiare in modo superficiale ed improvvisato, senza alcuna considerazione delle conseguenze istituzionali e pratiche di ogni sua modifica.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Roma, 8 ottobre 2019

La storia à la carte

Una vivisezione della recente risoluzione del parlamento europeo, “un vero e proprio minestrone indigeribile di affermazioni del tutto destoricizzate”. Un regalo alle forze politiche sovraniste ed identitarie che sono al governo in diversi Stati dell’Europa orientale, a partire dall’Ungheria e dalla Polonia

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In ricordo di Letizia Gianformaggio

L’intervento di Anna Meoni

E’ oggi una occasione per ripensare un’amica carissima di cui, a 15 anni dal 1 settembre 2004, sentiamo la mancanza, non solo sul piano affettivo, ma anche politico. Quante volte mi sorprendo a chiedermi cosa avrebbe detto o fatto in una certa situazione, anche perché sono ancora vivi e irrisolti tanti problemi su cui aveva pronunciato parole chiare e decise.

– penso all’immigrazione che la vide in prima fila  nella difesa dei diritti dei “così detti diversi”.

– penso al problema della guerra, allora era il Kossovo o l’Afghanistan, oggi dovrebbe essere la Libia su cui si tace.

– penso, per scendere a problemi minori, all’affidamento condiviso. Quando nel 2001 fu presentato un progetto di legge ebbe in proposito parole nette di rifiuto e condanna. Oggi si ripropone la stessa tematica con il disegno di legge Pillon, su cui però non mi sembra si siano spese molte parole, anche se non sappiamo che fine farà.

– penso alla legge sulla fecondazione assistita. Le argomentazioni usate da Letizia per respingerla nel 2001 sono in larga misura le stesse che hanno indotto la Cote Costituzionale a smantellarne interi pezzi.

Ho cercato, per essere qui oggi, a ripensare alle tappe della nostra amicizia. Non ricordo quando ho incontrato Letizia per la prima volta. Erano gli anni 80 e mi pare che le prime volte si trattò di incontri privati in casa di amici. Non ne ho un ricordo preciso per colpa mia che non colsi subito la bellezza della persona, ma anche sua, perché il riserbo e la timidezza le facevano da schermo. Ricordi privati, quindi, non pubblici, nonostante che ci muovessimo nello stesso ambiente di sinistra e che a Siena fossero attive organizzazioni femminili e femministe che io frequentavo assiduamente. In particolare il Centro. Credo che in quegli anni, senza nascondere la sua appartenenza, Letizia era un po’ defilata dalla scena cittadina, non solo per il riserbo a cui ho già accennato, ma anche per motivi oggettivi: lo studio e il figlio piccolo. Ho invece molto vivido il ricordo del 1994, l’anno della vittoria di Forza Italia, del primo governo Berlusconi con alleanza nazioanle. La minaccia di modifiche costituzionali in favore di una repubblica presidenziale dette vita, su impulso di Dossetti, ai comitati in difesa della Costituzione. Anche a Siena si formò; ci si incontrava nella sede dell’Istituto storico della Resistenza e Letizia ne era l’anima. I comitati non ebbero vita lunga, forse anche perché lo stesso governo Berlusconi morì presto a causa della sua insipienza. Anche a causa di una opposizione popolare che si manifestò da subito con la manifestazione milanese del 25 aprile. Diluvio universale, spogliarello in treno.

Non ho però una data di riferimento per una collaborazione attiva con il femminismo senese. Certamente Letizia era già inserita in un dibattito molto vivace incentrato sulla differenza sessuale. Se si guarda anche la bibliografia di E. Diciotti si vede come il pensiero della differenza fosse ben presente. Conosceva bene i testi delle americane, il lavoro delle filosofe di Diotima, etc., ma non si poteva annoverare tout court tra le filosofe femministe che, anzi, guardavano a lei certo con rispetto , ma anche con qualche diffidenza.

Direi per due motivi: di metodo e di merito.

Per metodo, intendo la struttura del suo ragionamento. Esemplifico: in una lezione-incontro tenuto in un liceo di Ferrara l’argomento era il velo islamico, verso il 2000 anche in seguito alla legislazione francese che ne proibiva l’uso nei luoghi pubblici, si aprì un dibattito acceso fra le donne, se considerarlo strumento di repressione patriarcale o affermazione di identità. Ebbene, la posizione di Letizia superava questo sterile dilemma attraverso la categoria della laicità. Ma quello che mi interessa è che ci arriva con un uso rigoroso della ragione, con un ragionamento stringato e cogente.

Ora diciamo che nel femminismo degli anni 90, la logica deduttiva era usata con cautela e qualche sospetto. La ragione è maschile, quindi strumento di potere maschilista. La ragione va bene per l’emancipazionismo, meno per la liberazione. Non a caso il manifesto del femminismo italiano di Carla Lonzi  è “Sputiamo su Hegel”.

C’è poi il merito. E’ indubbio che a Letizia ciò che interessa è la persona, la libertà della persona. La libertà femminile si pone non accanto, ma all’interno della libertà tout court.

Cito: il discorso della libertà femminile ha una sua specificità la quale tuttavia lo pone non accanto, ma all’interno del discorso sulla libertà personale. Ne consegue che le istanze rivendicative delle donne non possono scindersi dalle istanze rivendicative politiche e sociali degli altri membri della società, pena il loro crollo se crolla il contesto in un cui sono inserite.  Dubito che le pensatrici femministe italiane sottoscrivessero una riflessione come questa, senza una qualche riserva. Ma proprio la centralità della persona nel pensiero di Letizia la conduceva a porre al centro di questa centralità la differenza femminile. Tra i soggetti deboli, deprivati di quei diritti che la Costituzione garantisce, il soggetto donna è forse il più deprivato, proprio perché differente è il meno garantito nel diritto all’eguaglianza.

Eguaglianza-differenza sono i due corni  di un dilemma apparentemente insolubile, ma solo apparentemente. L’analisi dei due termini, l’uso rigoroso del ragionamento analitico con cui si scandagliano i significati molteplici e profondi dei concetti di eguaglianza e differenza conducono all’armonizzazione del concetto di eguaglianza con quello di differenza-specificità.

Se ho dato l’impressione di considerare Letizia solo una pensatrice teorica me ne scuso. Letizia non era solo questo. Proprio rifacendosi alla centralità della persona il suo pensiero era animato e pervaso da una passione politica che la induceva ad avere sempre come l’idea della persona si dovesse sempre incarnare nelle persone del cui benessere quotidiano la politica deve occuparsi.

Quando Letizia si schiera decisamente a favore delle leggi sulla rappresentanza  e delle azioni positive (anche qui in disaccordo con buona parte di un femminismo che le guardava come espressione di un vetero emancipazionismo) è alle donne in carne ed ossa che pensa, alle donne immerse in una quotidianità che lei conosceva bene. Per le donne, così come per gli immigrati, adottava lo stesso criterio di assoluta coerenza  tra teoria e pratica. Non c’era soggetto debole che non trovasse presso di lei quell’accoglienza o quel riconoscimento di pari dignità su cui tante parole chiave aveva speso nei suoi scritti.

E’ questa coerenza che ce la rende ancora più preziosa e indimenticabile.  

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Esprimiamo preoccupazione per la risoluzione del Parlamento Europeo che equipara nazifascismo e comunismo

L’ANPI esprime profonda preoccupazione per la recente risoluzione del Parlamento Europeo in cui si equiparano nazifascismo e comunismo, per altro in palese contrasto con la risoluzione antifascista, antinazista e antirazzista del 25 ottobre 2018. In un’unica riprovazione si accomunano oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori, per di più ignorando lo spaventoso tributo di sangue pagato dai popoli dell’Unione Sovietica – più di 22 milioni di morti – e persino il simbolico evento della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata rossa. Davanti al crescente pericolo di nazifascismi, razzismi, nazionalismi, si sceglie una strada di lacerante divisione invece che di responsabile e rigorosa unità. L’ANPI si augura che al più presto giunga dal Parlamento Europeo, al fine della sua stessa autorevolezza e credibilità, il chiaro segnale di un radicale ripensamento, nel solco dei principi che ispirarono la creazione di un’Europa Unita, figlia dell’antifascismo e delle donne e uomini che si opposero ai regimi nazifascisti e frutto del pensiero dei confinati a Ventotene proprio dal regime fascista.

PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALI ANPI

22 settembre 2019

Vagliagli, 22 settembre 2019. Commemorazione del partigiano Bruno Bonci

Riportiamo di seguito il discorso tenuto da Antonio Giudilli, delegato del Circolo Anpi di Ateneo Carlo Rosselli, in occasione della Commemorazione del partigiano Bruno Bonci che si è celebrata a Vagliagli oggi, 22 settembre 2019:

Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano

Sono le parole di Pin il protagonista del libro di Italo Calvino “I Sentieri dei nidi di ragno”. 

Ho letto questo libro quando ero poco più che quindicenne, durante i primi anni delle superiori. E’ stato il libro che mi ha fatto capire meglio di altri, a quell’età, cos’era stata veramente la Resistenza.

E quando l’ANPI mi ha chiesto di intervenire oggi, ho pensato subito a quel libro e a quelle parole. Parole che avrebbe potuto pronunciare Bruno Bonci, nome di battaglia Caravaggio, prima di partecipare allo scontro armato che lo ha visto perire per mano dei nazisti il 12 giugno del 1944, proprio qui a Vagliagli dopo che assieme ad altri partigiani, aveva messo in sicurezza una partita di olio che i nazisti volevano sequestrare. 

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Assemblee pubbliche: Legalità, nuovi fascismi e Costituzione

Su iniziativa di Spi Cgil e Auser, e in collaborazione con Arci e Istituto Storico della Resistenza, stiamo promuovendo una serie di assemblee pubbliche sul territorio provinciale. Le assemblee hanno per tema Legalità, nuovi fascismi e Costituzione.

SPI CGIL – AUSER – ANPI – ARCI – Istituto Storico della Resistenza Senese

La fase che il Paese ha percorso sia sul piano politico che quello economico e sociale ha prodotto nella società individualismo e indifferenza, quando davanti all’impoverimento di molte fasce della popolazione e alla perdita di senso del ruolo della politica, si sono riaffacciate vecchie e pericolose tentazioni della semplificazione della rappresentanza democratica, del decisionismo, dell’esclusione dei più deboli e dei diversi.

Appare quindi indispensabile che, davanti alla superficialità e alla pochezza di tante dichiarazioni gridate e ingigantiti e ripetute dai social mass media, resista una memoria certa e viva del percorso democratico del paese dalla costituzione nata dalla lotta al fascismo.

Chi intende rovesciare la storia riproponendo, in chiave “moderna”, la discriminazione e il razzismo interpreta lo stesso significato di fascismo che non può che incontrare il nostro dissenso e la nostra lotta per affermare i principi costituzionali di libertà, democrazia, giustizia e legalità e non può trovare spazio nei nostri territori, per questo SPI CGIL, AUSER, ANPI, ARCI e l’Istituto Storico della Resistenza Senese promuovono un ciclo di assemblee pubbliche  in tutta la provincia di Siena dal Titolo:

“Oggi in Italia la memoria negata genera individualismo e indifferenza.” 
Legalità, nuovi fascismi e Costituzione

Le assemblee si svolgeranno:

Giovedì 18 Settembre ore 16 Sala Mostre Sarteano

Lunedi 23 Settembre ore 16 Sala Polivalente ex Macelli Montepulciano

Lunedi 30 Settembre ore 9,30 Club 71 Abbadia San Salvatore

Mercoledì 3 Ottobre ore 9,30 Politeama Poggibonsi

Lunedi 7 Ottobre ore 16 Casa del Popolo Colle di Val D’Elsa

Mercoledì 9 Ottobre ore 16 sede AUSER Chiusi Città

Giovedì 10 Ottobre ore 15,30 Super cinema Monteroni D’Arbia 

Mercoledì 16 Ottobre ore 16 Teatro degli Oscuri Torrita di Siena

Venerdì 18 Ottobre ore 15,30 Saletta dei Mutilati Siena

Lunedi 21 Ottobre ore 16 Badia a Isola Monteriggioni

Mercoledì 23 Ottobre ore 16 Casa del Popolo BuonconventoVenerdì 25 Ottobre ore 16 Soc. Filarmonica Castelnuovo Berardenga

La grande lezione di Mattarella sul dovere della memoria

L’intervento del Presidente della Repubblica Italiana in occasione della cerimonia di commemorazione del 75° anniversario delle stragi del Comune di Fivizzano alla presenza del Presidente della Repubblica Federale di Germania, Frank-Walter Steinmeier

Signor Presidente della Repubblica Federale di Germania,

Signor Presidente della Regione Toscana Rossi,

Signor Sindaco Giannetti e cittadine e cittadini e di Fivizzano,

siamo qui per rendere omaggio a vittime, a comunità, a luoghi, verso i quali, durante la Seconda guerra mondiale, la disumanità nazifascista manifestò tutta la propria ferocia.

Presidente Steinmeier,

l’Italia Le è grata per avere voluto intervenire qui, oggi, alla commemorazione del 75° anniversario delle stragi perpetrate nel Comune di Fivizzano.

La Sua sensibilità, Presidente, nei confronti del valore della memoria è ben nota.

Ella ha voluto testimoniarla sin dal Suo primo viaggio a Roma, da Presidente neoeletto della amica Repubblica Federale Tedesca, nel maggio del 2017, con la Sua visita al Mausoleo dei Caduti delle Fosse Ardeatine.

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Nespolo: “Il 25 luglio è festa grande. Facciamo tutti insieme antifascismo, democrazia e pace”

Il servizio di Repubblica.it – con una dichiarazione in esclusiva della Presidente nazionale ANPI – sulla Pastasciutta antifascista promossa dall’Associazione in tutta Italia per celebrare il 76° anniversario della caduta del fascismo

La dichiarazione della Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo:

“Il 25 luglio è festa grande per il nostro Paese. Si celebra infatti la caduta del regime criminale di Benito Mussolini. E l’ANPI sarà impegnata, in tutta Italia, in decine e decine di iniziative di memoria attiva. Ricordando la famosa “pastasciuttata” a Campegine offerta dai Cervi lanceremo un messaggio chiaro: il fascismo è e resterà un crimine. Sono intollerabili, oltreché illegali, tutte le manifestazioni apologetiche, cortei in orbace, saluti romani, ma soprattutto le violenze razzistiche. Diremo, inoltre, con forza che le tentazioni autoritaristiche, le barricate disumane contro i deboli in fuga dalle guerre e dalle torture sono fuori dalla Costituzione. Invitiamo tutte le cittadine e i cittadini a partecipare alle iniziative, a fare insieme e sempre di più antifascismo, democrazia e pace”.

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