L’intervento di Carlo Smuraglia in occasione della commemorazione dell’eccidio di Montemaggio del 2016

Il discorso di Carlo Smuraglia, partigiano, presidente emerito dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI in occasione del 72° anniversario dell’Eccidio di Montemaggio.

«Cominciamo dal ricordo, il ricordo di questi giovani che sono stati spezzati, ma di cui non vanno ricordate soltanto le vite spezzate ma va ricordato tutto ciò che per loro la vita avrebbe rappresentato.
Dietro ognuno di loro ci sono sogni infranti, speranze, gioie, dolori, tutto ciò per cui una vita valga la pena di essere vissuta e questo è stato barbaramente stroncato.

Ed è questo quello che dobbiamo ricordare: quello che ci sarebbe stato senza quella tragedia, quel futuro che ognuno di loro aveva davanti e meritava di compiere.

Non vogliamo però che sia soltanto questo il ricordo. Uno storico ha detto che la nostra Repubblica si è attardata troppo tempo sul dolore e che non deve essere la Repubblica del dolore. E’ vero, accanto al dolore abbiamo il dovere della riflessione e se non la facciamo l’oblio finisce per cadere anche sul nostro dolore. Ecco perché allora è giusto ricordare gli avvenimenti e inserirli in un grande contesto.

Questo è, come tanti altri, un episodio della Resistenza. Ma la Resistenza è stata un fenomeno straordinario e complesso. Straordinario soprattutto perché occorreva una grande dose di utopia. Sogno di pochi, sbandati, male armati, disarmati, incapaci di affrontare una guerra, che però si misero improvvisamente, come se una voce misteriosa glielo avesse indicato (disse Calamandrei), contro l’esercito più forte del mondo.
Poteva essere una follia, fu una follia. Quella degli sbandati che presero in mano il loro destino e, rispondendo di no all’invito a presentarsi alla Repubblica di Salò, scelsero la via della fuga, della montagna, dell’incontro con gli altri per formare le prime bande, per formare poi le brigate partigiane e, a poco a poco, imparare che non era la guerra che si legge nei manuali. Era qualcosa di diverso, tutto ciò che si poteva fare per ostacolare un nemico invasore prepotente, duro, armatissimo, difficile e cattivo.

Questa è stata la Resistenza, come è nata. Straordinaria anche per la sua complessità. Una Resistenza fatta di tante persone, straordinariamente diverse: operai, contadini, intellettuali, borghesi, lavoratori. Resistenza fatta da tanti altri, che non erano sbandati, perché anche loro hanno fatto parte della Resistenza. E guai se ci dimentichiamo dei 5.000 militari uccisi dai tedeschi a Cefalonia per non essersi arresi, o di quelli che, all’estero, non permisero di essere fatti prigionieri, come avrebbero imposto le leggi di guerra. E Resistenza sono stati anche i molti atti che tanti hanno compiuto, che noi conosciamo, qualche volta non ricordiamo. Senza i molti contadini, senza certe case accoglienti, che magari davano un fienile, qualche cosa da mangiare agli sbandati, ai partigiani, sapendo che si poteva correre il rischio di vedere la propria casa distrutta e la famiglia abbattuta, la Resistenza sarebbe stata ben poca. Anche loro sono stati la Resistenza. E Resistenza sono state le donne, che per la prima volta hanno fatto irruzione sulla scena politica in modo massiccio, come mai era avvenuto.

[…] Ci furono le donne combattenti, ma ci furono anche tante donne che fecero le staffette, un mestiere pericolosissimo, difficile, che furono utilissime e importanti. E ci furono le tantissime donne che dettero una mano ai rifugiati, a quelli che fuggirono e cercarono di tornare alla proprie case, che dettero una giacca ai militari di un esercito ormai distrutto, che aiutarono i feriti, che talvolta aiutarono i partigiani anche nei momenti difficili con un sorriso. Non dimentichiamolo perché la Resistenza non è stata solo una grande gioia e una grande festa in un momento di vittoria. E’ stata momenti dolorosi, difficili, la perdita dei compagni, la perdita di coloro che morivano sotto i nostri occhi, i giorni delle sconfitte, i giorni delle ritirate, i giorni della vendetta, della ferocia. Ebbene, anche in questo le donne sono state preziose, partecipi in prima persona, con l’aiuto, con la speranza, talvolta con la forza anche. E’ stata tutto questo la Resistenza. E’ stata anche quella di molti sacerdoti, che si sono messi a braccia aperte davanti alla furia nazista e magari hanno pagato con la vita. Un gesto di attenzione, di premura, di tentativo di difesa della civiltà.

[…] Ecco perché la Resistenza va ricordata con orgoglio, come una delle pagine più belle della storia del nostro Paese, e guai a quel Paese che non sa ricordare le pagine più belle della sua storia ed esserne orgoglioso».

Qui potete sentirlo in versione integrale 👇

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