In ricordo di Maria Maran

«Mia nonna si chiamava Maria Maran. Viene sempre ricordata come Maria Barbato, ma lei era Maria Maran, nata in provincia di Padova nella zona di San Giovanni delle Pertiche nel 1899 da una famiglia contadina. All’età di 9 anni si trasferì coi genitori e i fratelli a Buliciano, un podere tra Colle di Val d’Elsa e Volterra. Di bagagli ne avevano pochissimi, era gente poverissima.

Conobbe mio nonno perché abitavano vicini. La famiglia Maran si era trasferita in un altro podere dopo Castel Sangimignano, il nonno l’ha conosciuto allora, poi il fatto di essere ambedue veneti sicuramente li ha avvicinati. In seguito si sono trasferiti a Campo ai Meli.

La nonna dei partigiani che sono stati uccisi a Montemaggio aveva molta cura e si preoccupava per loro come se fossero figli suoi. A Campo ai Meli aveva un grande forno, faceva tanto pane di notte e con il nonno usavano un sistema per non far vedere il fumo, che io ora non ricordo. Lei capì che questi ragazzi sarebbero stati fucilati, quando arrivarono i fascisti al podere con un camion.
A mio nonno chiesero se riconosceva il mulo e lui, che era balbuziente, rispose che “i i mu muli so so tutti u u uguali”. Poi gli domandarono di riportare un bue alla fattoria dove era stato preso. Mio nonno andò perché fu minacciato con la pistola. I fascisti gli perquisirono la casa, la stalla, gli buttarono all’aria tutto, entrarono ovunque e poi chiesero a mia nonna se conosceva i partigiani. E lei, con quella determinazione che ha mantenuto per tutta la vita, gli rispose senza paura che non li conosceva, che non li aveva mai visti.

Allora i fascisti iniziarono a far mettere al muro i partigiani ed è a questo punto che lei capì che li avrebbero fucilati. Si mise a urlare e a dire “andate via, andate via, non li fate qui questi lavori, sono una mamma, non li ammazzate”.
Nonna Maria facendo così pensava di aiutarli… e pensare che tutti rischiavano la vita: lei, il babbo, il nonno.

I miei familiari hanno partecipato anche al processo, la loro testimonianza fu determinante. Dopo quell’episodio non ha voluto più abitare a Campo ai Meli. Alla commemorazione dell’eccidio non partecipava mai, per lei era un giorno di lutto. “Questi poveri ragazzi ammazzati dai fascisti”, diceva».

Graziana Barbato, nipote di Maria

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