La nostra risposta alle accuse di negazionismo

Comunicato stampa del 12 Febbraio 2020

Un striscione con il simbolo di una notoria organizzazione neofascista è apparso nella notte in prossimità di uno snodo della viabilità cittadina. Lo striscione chiama in causa ANPI, chiedendo retoricamente: “Anpi difende i titini?”. ll messaggio si chiude poi con una rima: “negazionismo e quattrini”.
La rima baciata, malgrado lo sforzo richiesto all’autore, non dà maggior valore poetico al contenuto, il messaggio è da rigettare nel merito e nel metodo.
Nel merito: ANPI non ha mai difeso “i titini”; ANPI riconosce e promuove la memoria del contributo dei partigiani slavi alla liberazione dal nazifascismo, nel nostri e nei loro territori. ANPI si fa portatore di una visione storica che comprenda le atrocità compiute dai fascisti nel tentativo di colonizzare ed italianizzare una terra da sempre multietnica e plurale. Alle responsabilità dei criminali di guerra che gestirono l’Istria italianizzata, che allestirono campi di concentramento per gli slavi resistenti, che per primi inocularono l’odio etnico, ANPI riconduce la genesi della reazione violenta che nell’immediato dopoguerra si scatenò sulla componente italiana residente nell’area, indipendentemente dalle responsabilità individuali nella cruenta colonizzazione fascista pregressa.
Morti e esuli: il bilancio terribile del dopoguerra si aggiungeva a quello della “italianizzazione forzata” che aveva caratterizzato il controllo fascista su quelle terre.
Le responsabilità degli eccidi è di chi li ha compiuti.
Il silenzio sulle responsabilità ricade, invece, interamente sulle classi politiche che nell’immediato dopoguerra trovarono opportuno tacere sui crimini di guerra compiuti nella zona di confine: il silenzio che coprì le foibe coprì anche i crimini di guerra compiuti dal fascismo.
La storia avrebbe risvegliato le coscienze: all’istituzione della giornata della Memoria, sarebbe seguita quella della giornata del Ricordo, che nasceva con il fine di riscattare dall’oblio e dalla indifferenza anche la vicenda istriano-giuliano-dalmata; purtroppo nella gestione politica della giornata del Ricordo non è mai mancata la tentazione di usarla propagandisticamente.
Con lo stesso cinismo di allora, ma con maggiore impudenza, decenni dopo, ecco di nuovo i fascisti di sempre (non c’è un nuovo millennio per un’ideologia di morte) impancarsi a difendere una memoria che serve solamente a tentare di compensare o coprire le colpe dei regimi di cui rivendicano l’ascendenza senza vergogna.
E’ solo un diverso modo di oltraggiare le vittime della violenza scatenata dalla guerra che i nazifascisti vollero e persero: usare quei morti contro i morti della Shoah, contrapporre il giorno del Ricordo a quello della Memoria. Riaprire il tema dell’odio etnico in una stagione in cui il richiamo alle sovranità nazionali si mescola con il razzismo, l’antisemitismo e la xenofobia è davvero un oltraggio alla memoria che si pretende di riscattare e difendere.
ANPI non nega niente; assume, al contrario, come il frutto della Resistenza quella Costituzione democratica che avrebbe bandito la violenza dall’ambito del confronto politico.
ANPI ha rispettato la giornata del Ricordo e non riconosce alle organizzazioni neofasciste – di cui si è chiasto formalmente lo scioglimento ai sensi delle leggi vigenti- il ruolo di interlocutori.
Quanto al binomio “negazionismo e quattrini” è talmente privo di senso da non meritare neppure una chiosa. I quattrini di ANPI sono da sempre quelli dei suoi iscritti. Sono i gruppi neofascisti a dover dare conto della provenienza dei fondi con cui pagano sedi e iniziative, come dimostrato da estese e documentate inchieste giornalistiche.
Nel metodo: uno striscione apposto di notte richiama un regime di clandestinità che si spiega solo con la vergogna di farsi vedere, di associare nomi e facce ad attività che la magistratura dovrebbe vagliare alla luce delle leggi Scelba, Mancino e della norma finale della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma.
ANPI chiede alle forze democratiche di prendere posizioni inequivoche circa il riaffiorare del pericolo neofascista in un territorio, come il nostro, che seppe liberarsi da solo dall’incubo nero e violento del fascismo repubblichino servo dei nazisti, e chiede alla Magistratura di agire a difesa della legalità democratica e repubblicana.

Giorno della Memoria 2020

1 – SCUOLA. Le leggi razziali

2 – PROFESSIONI. Le leggi razziali

15 gennaio 1944 – 15 gennaio 2020

Commemorazione dei Martiri di Rigosecco, Luigi Marsili e Luciano Panti, partigiani combattenti della Brigata Garibaldi “Spartaco Lavagnini”.

Il 15 Gennaio, 10.45 abbiamo partecipato, come Comitato provinciale, alla Commemorazione a Rigosecco organizzata dal Comune di Montalcino.

Davanti ad un nutrito gruppo di cittadini e alle terze medie di Montalcino, Buonconvento e Certaldo sono intervenuti l’assessore Christian Bovini di Montalcino e il sindaco di Buonconvento Riccardo Conti che hanno rievocato l’episodio di Rigosecco in modo chiaro e puntuale, soffermandosi pure sugli allarmanti episodi di rigurgiti fascisti odierni.

L’intervento conclusivo, di Pippo Lambardi del nostro Consiglio provinciale, ha ribadito, con l’invito alle scolaresche a crescere culturalmente, a studiare la Storia e a combattere sempre le ingiustizie, che il sacrificio di Luigi Marsili e Luciano Panti, all’epoca neanche ventenni, non fu vano.

La cerimonia si è conclusa con la lettura di poesie locali sui fatti di Rigosecco da parte di Diego Ciani e Sara Poggialini. Si ringraziano le Amministrazioni comunali di Montalcino, Buonconvento, Murlo, Siena e Certaldo, la Compagnia dei Carabinieri di Montalcino, le Sezioni ANPI di Montalcino, Buonconvento e Casetta, lo SPI di Buonconvento e tutti i cittadini presenti.

8 Gennaio 1945 – 8 Gennaio 2020

San Gimignano ricorda la partenza dei suoi volontari che combatterono sulla linea Gotica

L’umanità al potere. Appello all’unità per una Toscana solidale e antifascista

In vista delle prossime elezioni regionali, il Coordinamento dei Comitati provinciali Anpi della Toscana ha scritto il documento: “L’umanità al potere. Appello all’unità per una Toscana solidale e antifascista“, rivolto ai partiti e alle forze democratiche e indirizzato anche a tutti i sindaci, ai consiglieri regionali, ai deputati eletti nella regione, alle associazioni, ai sindacati. 
Tale documento è scaturito dall’ultima assemblea del Comitato provinciale di Siena, e quindi discusso e approvato a livello regionale. 
L’auspicio è che l’appello possa trovare ovunque la migliore risonanza, e dunque l’invito a tutti è di diffonderlo e discuterlo, in modo da sollecitare, in ogni sede possibile, una riflessione costruttiva sull’opportunità di un rinnovamento serio e programmaticamente rilevante in vista della competizione elettorale in Toscana.

Presentato a Siena il libro di Antonio Damiani e Maurizio Framba “Parole per piazza Fontana. Biennio rosso, strage nera”

Riportiamo di seguito l’intervento di Katia Di Rienzo:

Piazza Fontana: prova generale della strategia della tensione

Milano, 12 dicembre 1969 una bomba esplode nella Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana, provocando 17 morti e 88 feriti. La Strage è fascista e di Stato e, nel pieno dei movimenti di massa di studenti e operai del biennio 68-69 che mettevano seriamente in discussione – in tutto il Paese – lo stato di cose presenti, ha ufficialmente inizio quella che verrà definita la “Strategia della tensione”. Nello stesso orario a Roma scoppiano altre 3 bombe; 16.55 Banca nazionale del Lavoro, 17.22 Altare della Patria, 17.30 gradini del Museo del Risorgimento. Nella Banca Commerciale di Piazza della Scala a Milano, alle 16.25 viene trovata una borsa contenente una bomba che viene fatta esplodere in tutta fretta, eliminando definitivamente una prova preziosa per le indagini. E’ uno dei primi misteri di quel 12 dicembre di 50 anni fa. La prima riflessione che dobbiamo fare è come collocare storicamente la strage di Piazza Fontana, cosa accadde quel giorno, cosa era accaduto nei giorni e nei mesi precedenti, cosa nei giorni e nei mesi seguenti, anche alla luce della spinta degli studenti e delle studentesse, dei lavoratori e delle lavoratrici a Milano e in tutto il Paese. Bisogna sottolineare come, negli anni successivi alla strage, è stata proprio la contro-informazione ad aver inceppato il meccanismo centrale di quella che era la strategia della tensione; strategia che dobbiamo ricordare si dispiegò su tutta l’Europa occidentale;

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Il comunicato del Circolo ANPI di Ateneo “Carlo Rosselli” sui tweet del prof. Castrucci

Il Senato Accademico dell’Università di Siena, convocato ad horas nel primo pomeriggio del 2 dicembre per assumere decisioni urgenti in relazione alla divulgazione delle posizioni filonaziste espresse dal prof. Castrucci, docente di filosofia politica, ha deciso di presentare una denuncia alla Procura della Repubblica  e di avviare un procedimento disciplinare interno.

Il circolo ANPI di Ateneo “Carlo Rosselli” accoglie con soddisfazione questa presa di posizione della nostra Università.

I docenti dell’Ateneo, gli studenti e soprattutto gli studenti di quel corso di studi e di quell’insegnamento, hanno il diritto di sapere che saranno tutelati dalla esiziale confluenza delle posizioni politiche individuali di Castrucci nell’esercizio della sua funzione docente, e che saranno tutelati dal rischio che quanto è oggetto di studio – e in quanto tale non suscettibile di alcuna censura – possa essere invece proposto come orizzonte di valori (il nazismo difesa delle civiltà europea! la veridicità dei contenuti della propaganda antisemita!).

Una confusione che seppure non si fosse prodotta entro l’ambito della attività di docenza, è certamente determinata dall’apparizione di prese di posizione filonaziste in un sito pubblico per eccellenza, dove l’appartenenza al corpo accademico funge da cassa di risonanza e da implicita legittimazione.

Anche per questo vulnus alla missione docente, agli studenti, all’immagine e alla storia di un Ateneo come quello di Siena, è decisivo che l’Università chieda conto, e ne renda conto alla comunità universitaria, democratica e antifascista.

Discorso della studentessa Sara Mannolini all’inaugurazione dell’anno accademico 2019/2020

Clicca qui per leggere il discorso.

Dal Consiglio Comunale di Castelnuovo Berardenga una dura condanna verso ogni forma di comportamento ispirato a sentimenti antidemocratici, all’odio razziale, all’omofobia, all’antisemitismo, al fascismo e al nazismo

Il Consiglio Comunale di Castelnuovo Berardenga il 22 novembre scorso ha approvato un Ordine del giorno in merito ai fatti correlati all’inchiesta che ha coinvolto 12 persone appartenenti all’estrema destra in provincia di Siena.

Con l’ordine del giorno è stato ribadito che l’antifascismo è la radice ideale e culturale da cui nasce la Repubblica Italiana e la sua Costituzione e sono state condannate con fermezza tutte le iniziative, sia che provengano da associazioni e organizzazioni politiche e sociali che da singoli, che diffondono idee e comportamenti ispirati a sentimenti antidemocratici, all’odio razziale, all’omofobia, all’antisemitismo, al fascismo o nazismo. Con il documento è’ stata affermata la distanza del Consiglio comunale e della comunità castelnovina da ogni forma di odio razziale e da qualsiasi ideologia discriminatoria; è stata ribadita l’importanza dei valori della multiculturalità e della pacifica convivenza; è stata espressa vicinanza e condivisione per l’operato di tutte le Forze dell’Ordine coinvolte nell’inchiesta e per la Magistratura inquirente che svolgono quotidianamente, con abnegazione e professionalità, un lavoro fondamentale a tutela della sicurezza di tutti i cittadini. Infine sono state invitate tutte le forze di ispirazione antifascista a non sottovalutare i rischi che questi fatti determinano e a condannare e contrastare con forza il tentativo di ridare credito a uomini, partiti ed idee la cui sconfitta è alla base della nostra Repubblica e della nostra Costituzione.

Che i busti di Mussolini di Vittorio Emanuele III restino nell’archivio dell’Università di Siena

Negli archivi sono conservati documenti non solo cartacei, ma anche oggetti che testimoniano la nostra storia. Chi vuole studiare la storia e conoscerla deve partire da lì, dagli archivi.

All’Università di Siena,  recentemente,  sono state riconsegnati dagli eredi degli scultori due busti raffiguranti  Mussolini e Vittorio Emanuele III; opere di valore artistico modesto, ma che, nel 1939, erano dovute al regime fascista. Nel 1939 l’Italia era sotto la dittatura, terminata solo dopo una sanguinosa guerra di Liberazione; per Siena il 3 luglio del ’44. La nostra Università, nei suoi quasi 800 anni di storia, ha attraversato tante vicissitudini e sì: era fascista durante il ventennio, come tutte le università italiane. Quindi nel nostro archivio sono conservate anche le testimonianze di quel nefasto periodo, che non va certo dimenticato, ma che certamente non può essere celebrato. Ci sconcerta quindi la decisione di dedicare tanta attenzione agli 80 anni della nostra Aula magna, magnificandone più o meno direttamente l’idea di grandezza che ne guidava la costruzione in quel 1939 che avrebbe segnato invece l’inizio della Seconda guerra mondiale. E sempre lo stesso anno, sempre in quell’aula, all’inagurazione dell’anno accademico l’allora Rettore Raselli celebrava le leggi razziali e la cacciata di alcuni colleghi.

I due busti dovranno restare dove sono attualmente: nell’archivio. E dovranno servire a testimoniare un’epoca di barbarie, che non deve essere in alcun modo celebrata, ma conosciuta.

Circolo Anpi di Ateneo “Carlo Rosselli”