I ragazzi di Monteriggioni raccontano l’eccidio di Montemaggio

“I ragazzi di Monteriggioni raccontano l’eccidio di Montemaggio” è un video realizzato nel 2010 dal Comune di Monteriggioni, in collaborazione con l’Associazione Visionaria.

I miei compagni erano 19. Vittorio Meoni racconta l’eccidio di Montemaggio

Vittorio Meoni racconta l’eccidio di Montemaggio, avvenuto il 28 marzo 1944.

«Quando arrivammo alla Porcareccia, era già pronto il plotone di esecuzione, con una mitragliatrice e con i fascisti armati di mitra. Ci fu ordinato di mettersi a sedere per terra. Ci fu ordinato di levarsi le scarpe e fu in quel momento che noi comprendemmo che ci sarebbe stata la fucilazione.

Alcuni di noi gridarono di non ucciderci, qualcuno invocò anche la mamma. Però da parte del maresciallo fascista che doveva azionare poi la mitragliatrice ci fu detto che non c’era più misericordia e quindi era chiaro che sarebbe iniziata la fucilazione.

Fu in quel momento che io mi alzai e raggiunsi il bosco e, passando davanti a un milite che era a guardia del viottolo che immetteva dentro al bosco, mi sparò una raffica di mitra che mi colpì con un proiettile al polmone. Io riuscii a proseguire la corsa per un certo tratto del bosco, poi mi ci vollero alcune ore per raggiungere faticosamente i limiti del bosco e rifugiarmi in una casa di contadini a Certino, che è un gruppetto di case di Montemaggio».

Il racconto di quel giorno nelle parole di Vittorio Meoni, qualche anno fa.

Giorgio Amendola celebra Montemaggio

Celebrazione dell’Eccidio di Montemaggio, anno 1966. Giorgio Amendola ricorda i partigiani caduti a Colle di Val d’Elsa. Immagini dall’ASMOS – Archivio Storico Movimento Operaio Democratico Senese.

«Ho sempre pensato che nella società italiana, malgrado la Resistenza, persistessero le radici di un fascismo che potrebbe ripresentarsi in forme nuove» (da “E poi c’è anche la Nikodemite”).

Montemaggio: Una storia partigiana. Il libro di Staino sulla testimonianza di Vittorio Meoni

Il racconto si basa sulla testimonianza di Vittorio Meoni. L’autore, con rara semplicità e chiarezza, disegna una gioventù talmente innamorata della vita da volersi opporre, con estrema fierezza, alla barbarie fascista.

I giovani di queste tavole sono pieni di speranza per un futuro migliore e per un’Italia libera e solidale.

La prima edizione del Festival Resistente, nel 2015

I volti, le parole, la musica della prima edizione del Festival Resistente condensati in questo piccolo documentario.

Montemaggio. La commemorazione del 2009

L’eccidio di Montemaggio avvenne il giorno 28 marzo 1944 sulla Montagnola. Le truppe nazifasciste attaccano Casa Giubileo, una casa colonica dove sostavano alcuni partigiani, e dopo una breve guerriglia, ad armi impari, questi ultimi si arresero, vennero disarmati dalle truppe nazifasciste, umiliati e fatti camminare fino ad arrivare a un piccolo spazio chiamato “la Porcareccia”, dove vennero fucilati.

Tra i partigiani radunati di fronte al plotone d’esecuzione, solo uno riuscì a sopravvivere, Vittorio Meoni, che un momento prima della sparatoria riuscì a fuggire nei boschi.

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La lettera di Vittorio Meoni agli studenti in occasione del 73° anniversario dell’eccidio di Montemaggio nel 2017

«Cari ragazzi, mi scuso innanzitutto per non essere fisicamente presente come avrei voluto a questo incontro, ma l’anagrafe me lo impedisce. Voglio comunque ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa, ma voglio ringraziare soprattutto voi che avrete la pazienza di ascoltare o leggere la storia della mia vita. Se ho ripercorso il passato l’ho fatto proprio nella speranza che conoscere la mia esperienza potesse aiutare voi giovani a comprendere un passato non troppo remoto e quindi ad orientarvi meglio in questo presente non facile e non molto chiaro.

Quello che mi premeva dirvi con i miei ricordi erano principalmente due cose. La prima è già nel titolo: alla macchia sempre non vuole essere l’esaltazione di una ribellione fine a se stessa, ma l’affermazione di un principio che dovrebbe guidarci non solo nei momenti cruciali della vostra vita, ma sempre e comunque: essere autonomi nelle scelte, non seguire passivamente la corrente, vivere con coerenza i propri valori anche se ciò significa pagare un prezzo anche alto.

La seconda cosa riguarda la politica. Oggi è diventato uno sport nazionale vituperare la politica e i politici. Non siate acquiescenti a questo andazzo; impariamo dai padri fondatori della democrazia che la politica è l’attività più nobile dell’uomo; se la viviamo come impegno per la realizzazione di ideali in cui crediamo fermamente, la vita sarà ricca e piena come lo è stata la mia.

Grazie della vostra attenzione, cari ragazzi, buon lavoro e auguri per il futuro che saprete costruirvi con la buona politica».

Votiamo NO al referendum per il taglio del numero dei parlamentari

La legge che verrà sottoposta al voto, col referendum del 29 marzo, non corrisponde, in
realtà, ad alcuna necessità concreta e rappresenta semplicemente una manifestazione di
quella antipolitica che si fa circolare nel Paese creando un grave discredito verso le istituzioni fondamentali della Repubblica.

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Taglio dei parlamentari? No, grazie

Il 29 marzo saremo chiamati come cittadine e cittadini ad esprimerci sul drastico taglio di deputati e senatori al referendum costituzionale confermativo, per il quale non è necessario il raggiungimento di nessun quorum di votanti. Ma la riduzione e lo svilimento delle assemblee elettive è forse quello di cui ha bisogno la nostra Democrazia?
Nell’epoca della contraddizione sempre più lacerante tra Capitalismo e Democrazia, tra finanza globalizzata e mondo del lavoro precarizzato ed atomizzato, di questo c’è bisogno? Della partecipazione democratica – e dello svolgimento di rappresentanti delle istanze popolari nel Parlamento – vista come costo contabile cosa avrebbero detto i Padri Costituenti e chi al sistema del Capo dal mento volitivo e delle aule parlamentari ridotte ad un bivacco si oppose in armi la vita rischiando?
Non è risibile l’argomentazione di ridurre i costi del funzionamento di Camera e Senato riducendo i rappresentanti del Popolo invece che, eventualmente, gli emolumenti? Magari ripristinando il finanziamento pubblico della politica per sottrarla al ricatto dei generosi prestatori privati pronti a richiamare all’ordine al momento della bisogna, quando in gioco ci sono gli interessi economici degli stessi? Quale imbarazzo nella vicenda delle concessioni autostradali e dell’ampliamento dell’aeroporto di Firenze: questo mortifica la Politica con la P maiuscola.
Tagliando da 630 a 400 il numero dei Deputati e da 350 a 200 il numero dei Senatori sulla canea montante del taglio delle poltrone si alimenterà ancor più la dittatura degli Esecutivi sui Parlamenti, la penalizzazione della rappresentanza di interi territori visto che il Senato è eletto su base regionale e l’innalzamento oggettivo di uno sbarramento implicito per accedere alla rappresentanza da parte di forze politiche che prenderanno comunque milioni di voti. Ci vorranno molti più votanti della media europea per eleggere un deputato ed un senatore, ma in questo caso l’Europa non è più un riferimento a quanto pare.
Ma quello che accadrà, che verrà ulteriormente sancito, sarà che solo ricchi e benestanti, libero professionisti ed affini calcheranno le Aule parlamentari, alla faccia del sogno del giovane Peppino Di Vittorio che le voleva ripiene di cafoni del Sud e di operai del Nord. Il dialogo tra il Segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini e Massimo D’Alema, pubblicato dalla rivista ItalaniEuropei ed oggetto di una comune riflessione presso la sede della Cgil Nazionale, è stato costellato da considerazioni come la necessità di “sardine operaie” e dalla assoluta mancanza di operai, precari, impiegati ed similia tra chi può fare e fa politica nelle assemblee elettive.
Secondo voi, tagliare il numero dei Parlamentari risolverà il problema o lo peggiorerà? Certo, quella che abbiamo di fronte è una lunga stagione di sovversivismo delle classi dominanti che ha introdotto a partire dagli anni Novanta una continua torsione autoritaria nell’architettura costituzionale. Il primato del Governabilità rispetto alla Rappresentanza (un Governo in realtà debole di fronte alla forza delle multinazionali e della finanza globalizzata proprio perché privato di una robusta legittimazione popolare), l’esclusione di intere culture politiche attraverso l’ibridazione di sistemi maggioritari e spinte bipolari, l’accettazione del primato della Tecnica rispetto alla Politica, l’accettazione passiva del non ci sono alternative di tatcheriana memoria. Chi ne ha fatto le spese è stato il Lavoro, la sua rappresentanza politica.
Chi ne ha fatto le spese sono i lavoratori e le lavoratrici in carne ed ossa, precari, disoccupati, sottoccupati. Ma può darsi piena Democrazia se il sistema stesso seleziona ed esclude “la classe più numerosa e più povera”, usando una espressione Ottocentesca? Non di meno ma di più democrazia abbiamo bisogno: a fronte di una crisi economica e sociale paragonata a quella del ’29, alla folle riduzione del perimetro pubblico e dei sistemi di protezione sociale proprio nella crisi, una crisi la cui gestione da parte delle classi dominante ha prodotto il maggior tasso di diseguaglianze sociali e territoriali che la storia recente dell’Europa abbia mai conosciuto, base materiale per le preoccupanti avanzate di forze fasciste e neonaziste. La pulsione per l’uomo forte e solo al comando che il rapporto Istat ci consegna non va blandita, va contrastata a viso aperto e coraggiosamente. E noi che facciamo sindacato con l’immutata passione e voglia di cambiare il mondo lo sappiamo bene.
Dietro la svalorizzazione della Politica come capacità collettiva di cambiare le cose e costruire il proprio destino ci sta, come c’è sempre stato, il Primato insindacabile dell’Impresa e del Mercato, del Profitto e del Pareggio di Bilancio. L’abolizione dell’articolo 18 (e l’articolo 8 di sacconiana memoria) va di pari passo con la corrosione e lo svilimento delle istanze rappresentative. La lotta alla Casta è una parola d’ordine di destra. E il Parlamento non è una Casta. Ridare valore e prestigio al Parlamento deve andare di pari passo col ridare dignità al lavoratore ed alla lavoratrice a partire dal posto di lavoro, al precario a partire da un lavoro stabile, ad un disoccupato a partire da una occupazione. Noi della Cgil abbiamo tutte la carte in regola per dire NO al taglio dei parlamentari perché diciamo SI ai diritti dei lavoratori.

Maurizio Brotini, Segretario Cgil Toscana

Intervista della Presidente Nespolo a Repubblica

“Foibe orrore senza giustificazione, ma veri negazionisti sono quelli che non studiano la storia”

https://www.repubblica.it/politica/2020/02/12/news/giorno_ricordo_anpi_foibe_casapound-248426799/