Nespolo: La UE espella l’indegno regime ungherese

Dichiarazione della Presidente nazionale ANPI, Carla Nespolo

In Ungheria l’attribuzione dei pieni poteri a Viktor Orban, con l’ignobile pretesto della pandemia, segna la nascita di un regime antidemocratico e autoritario e svela il pericolo delle formazioni cosiddette sovraniste che nascondono dietro la parvenza democratica pulsioni nazionaliste e liberticide. A chi vaneggia sulla legittimità formale di tale decisione va ricordato che anche Mussolini e Hitler andarono al potere con una copertura di legittimità. La svolta ungherese è un’intollerabile ferita all’UE perché contrasta con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione che si basa “sul principio della democrazia e dello Stato di diritto”. Nel 75esimo della Liberazione esigiamo che l’UE espella l’indegno regime ungherese che ha tradito il patto antifascista da cui è nata l’idea di Europa.

Carla Nespolo – Presidente nazionale ANPI

La strage di Montemaggio, il racconto del partigiano Guido Lisi

Nell’articolo di Leonardo Antognoni uscito ieri in edicola su Valdelsasette, Guido Lisi, partigiano e presidente della sezione 1000 Papaveri Rossi – ANPI San Gimignano, racconta di quando ha ricevuto la notizia dell’eccidio.

«Il 27 marzo anche il nostro gruppo aveva iniziato a spostarsi verso Montemaggio, trascorrendo la notte a Badia a Coneo. Il 28 marzo, mentre ci stavamo accingendo a partire per raggiungere i compagni, una staffetta è venuta ad avvisarci: “Su Montemaggio i fascisti avevano ammazzato tutti i partigiani”.

Era una notizia terribile, non riuscivamo a credere a quello che ci era stato detto: non lo potevamo accettare. […] Solo il caso ha voluto che io non fossi lì».

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Il discorso di Carla Nespolo, presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI, in occasione della celebrazione dell’Eccidio di Montemaggio del 2018

«Perché ricordare?
Ricordare ciò che è stato per capire il nostro oggi.

Questo è stato detto, questo condivido, su questo secondo me dobbiamo riflettere e lavorare. Quest’anno sono 70 anni che è entrata in vigore la Costituzione Italiana, quella Costituzione nata dalla Resistenza, fatta di 139 articoli, fatta delle disposizioni transitorie finali, una Costituzione bella, complessa, che nasce da culture politiche diverse, che sa mettere insieme i diritti individuali con i diritti collettivi. Per esempio il diritto al lavoro e la rimozione delle condizioni che rendono possibile questo diritto. Per esempio il rifiuto del razzismo e nello stesso tempo le condizioni per renderlo praticabile questo rifiuto, concreto.

[…] La Costituzione è quella carta che ci fa stare uniti, assieme, diversi nelle nostre opinioni, ma rispettosi gli uni delle opinioni degli altri. Ce l’hanno insegnato quei ragazzi, ce l’anno insegnato i partigiani.

Abbiamo avuto la più grande Resistenza d’Europa. Questa è la storia del nostro Paese, che non è solo pizza e mandolini. Questa è la storia democratica di un Paese cardine di un’Europa che vogliamo democratica.

Gli anni passano, dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni questi valori, coi linguaggi di oggi, con i temi di oggi.

La Costituzione deve essere attuata non perché è un verbo sacro, ma perché ci serve a migliorare il nostro presente e il nostro futuro».

L’intervento di Carlo Smuraglia in occasione della commemorazione dell’eccidio di Montemaggio del 2016

Il discorso di Carlo Smuraglia, partigiano, presidente emerito dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI in occasione del 72° anniversario dell’Eccidio di Montemaggio.

«Cominciamo dal ricordo, il ricordo di questi giovani che sono stati spezzati, ma di cui non vanno ricordate soltanto le vite spezzate ma va ricordato tutto ciò che per loro la vita avrebbe rappresentato.
Dietro ognuno di loro ci sono sogni infranti, speranze, gioie, dolori, tutto ciò per cui una vita valga la pena di essere vissuta e questo è stato barbaramente stroncato.

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In ricordo di Maria Maran

«Mia nonna si chiamava Maria Maran. Viene sempre ricordata come Maria Barbato, ma lei era Maria Maran, nata in provincia di Padova nella zona di San Giovanni delle Pertiche nel 1899 da una famiglia contadina. All’età di 9 anni si trasferì coi genitori e i fratelli a Buliciano, un podere tra Colle di Val d’Elsa e Volterra. Di bagagli ne avevano pochissimi, era gente poverissima.

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I ragazzi di Monteriggioni raccontano l’eccidio di Montemaggio

“I ragazzi di Monteriggioni raccontano l’eccidio di Montemaggio” è un video realizzato nel 2010 dal Comune di Monteriggioni, in collaborazione con l’Associazione Visionaria.

I miei compagni erano 19. Vittorio Meoni racconta l’eccidio di Montemaggio

Vittorio Meoni racconta l’eccidio di Montemaggio, avvenuto il 28 marzo 1944.

«Quando arrivammo alla Porcareccia, era già pronto il plotone di esecuzione, con una mitragliatrice e con i fascisti armati di mitra. Ci fu ordinato di mettersi a sedere per terra. Ci fu ordinato di levarsi le scarpe e fu in quel momento che noi comprendemmo che ci sarebbe stata la fucilazione.

Alcuni di noi gridarono di non ucciderci, qualcuno invocò anche la mamma. Però da parte del maresciallo fascista che doveva azionare poi la mitragliatrice ci fu detto che non c’era più misericordia e quindi era chiaro che sarebbe iniziata la fucilazione.

Fu in quel momento che io mi alzai e raggiunsi il bosco e, passando davanti a un milite che era a guardia del viottolo che immetteva dentro al bosco, mi sparò una raffica di mitra che mi colpì con un proiettile al polmone. Io riuscii a proseguire la corsa per un certo tratto del bosco, poi mi ci vollero alcune ore per raggiungere faticosamente i limiti del bosco e rifugiarmi in una casa di contadini a Certino, che è un gruppetto di case di Montemaggio».

Il racconto di quel giorno nelle parole di Vittorio Meoni, qualche anno fa.

Giorgio Amendola celebra Montemaggio

Celebrazione dell’Eccidio di Montemaggio, anno 1966. Giorgio Amendola ricorda i partigiani caduti a Colle di Val d’Elsa. Immagini dall’ASMOS – Archivio Storico Movimento Operaio Democratico Senese.

«Ho sempre pensato che nella società italiana, malgrado la Resistenza, persistessero le radici di un fascismo che potrebbe ripresentarsi in forme nuove» (da “E poi c’è anche la Nikodemite”).

Montemaggio: Una storia partigiana. Il libro di Staino sulla testimonianza di Vittorio Meoni

Il racconto si basa sulla testimonianza di Vittorio Meoni. L’autore, con rara semplicità e chiarezza, disegna una gioventù talmente innamorata della vita da volersi opporre, con estrema fierezza, alla barbarie fascista.

I giovani di queste tavole sono pieni di speranza per un futuro migliore e per un’Italia libera e solidale.