La prima edizione del Festival Resistente, nel 2015

I volti, le parole, la musica della prima edizione del Festival Resistente condensati in questo piccolo documentario.

Montemaggio. La commemorazione del 2009

L’eccidio di Montemaggio avvenne il giorno 28 marzo 1944 sulla Montagnola. Le truppe nazifasciste attaccano Casa Giubileo, una casa colonica dove sostavano alcuni partigiani, e dopo una breve guerriglia, ad armi impari, questi ultimi si arresero, vennero disarmati dalle truppe nazifasciste, umiliati e fatti camminare fino ad arrivare a un piccolo spazio chiamato “la Porcareccia”, dove vennero fucilati.

Tra i partigiani radunati di fronte al plotone d’esecuzione, solo uno riuscì a sopravvivere, Vittorio Meoni, che un momento prima della sparatoria riuscì a fuggire nei boschi.

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La lettera di Vittorio Meoni agli studenti in occasione del 73° anniversario dell’eccidio di Montemaggio nel 2017

«Cari ragazzi, mi scuso innanzitutto per non essere fisicamente presente come avrei voluto a questo incontro, ma l’anagrafe me lo impedisce. Voglio comunque ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa, ma voglio ringraziare soprattutto voi che avrete la pazienza di ascoltare o leggere la storia della mia vita. Se ho ripercorso il passato l’ho fatto proprio nella speranza che conoscere la mia esperienza potesse aiutare voi giovani a comprendere un passato non troppo remoto e quindi ad orientarvi meglio in questo presente non facile e non molto chiaro.

Quello che mi premeva dirvi con i miei ricordi erano principalmente due cose. La prima è già nel titolo: alla macchia sempre non vuole essere l’esaltazione di una ribellione fine a se stessa, ma l’affermazione di un principio che dovrebbe guidarci non solo nei momenti cruciali della vostra vita, ma sempre e comunque: essere autonomi nelle scelte, non seguire passivamente la corrente, vivere con coerenza i propri valori anche se ciò significa pagare un prezzo anche alto.

La seconda cosa riguarda la politica. Oggi è diventato uno sport nazionale vituperare la politica e i politici. Non siate acquiescenti a questo andazzo; impariamo dai padri fondatori della democrazia che la politica è l’attività più nobile dell’uomo; se la viviamo come impegno per la realizzazione di ideali in cui crediamo fermamente, la vita sarà ricca e piena come lo è stata la mia.

Grazie della vostra attenzione, cari ragazzi, buon lavoro e auguri per il futuro che saprete costruirvi con la buona politica».

Votiamo NO al referendum per il taglio del numero dei parlamentari

La legge che verrà sottoposta al voto, col referendum del 29 marzo, non corrisponde, in
realtà, ad alcuna necessità concreta e rappresenta semplicemente una manifestazione di
quella antipolitica che si fa circolare nel Paese creando un grave discredito verso le istituzioni fondamentali della Repubblica.

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Taglio dei parlamentari? No, grazie

Il 29 marzo saremo chiamati come cittadine e cittadini ad esprimerci sul drastico taglio di deputati e senatori al referendum costituzionale confermativo, per il quale non è necessario il raggiungimento di nessun quorum di votanti. Ma la riduzione e lo svilimento delle assemblee elettive è forse quello di cui ha bisogno la nostra Democrazia?
Nell’epoca della contraddizione sempre più lacerante tra Capitalismo e Democrazia, tra finanza globalizzata e mondo del lavoro precarizzato ed atomizzato, di questo c’è bisogno? Della partecipazione democratica – e dello svolgimento di rappresentanti delle istanze popolari nel Parlamento – vista come costo contabile cosa avrebbero detto i Padri Costituenti e chi al sistema del Capo dal mento volitivo e delle aule parlamentari ridotte ad un bivacco si oppose in armi la vita rischiando?
Non è risibile l’argomentazione di ridurre i costi del funzionamento di Camera e Senato riducendo i rappresentanti del Popolo invece che, eventualmente, gli emolumenti? Magari ripristinando il finanziamento pubblico della politica per sottrarla al ricatto dei generosi prestatori privati pronti a richiamare all’ordine al momento della bisogna, quando in gioco ci sono gli interessi economici degli stessi? Quale imbarazzo nella vicenda delle concessioni autostradali e dell’ampliamento dell’aeroporto di Firenze: questo mortifica la Politica con la P maiuscola.
Tagliando da 630 a 400 il numero dei Deputati e da 350 a 200 il numero dei Senatori sulla canea montante del taglio delle poltrone si alimenterà ancor più la dittatura degli Esecutivi sui Parlamenti, la penalizzazione della rappresentanza di interi territori visto che il Senato è eletto su base regionale e l’innalzamento oggettivo di uno sbarramento implicito per accedere alla rappresentanza da parte di forze politiche che prenderanno comunque milioni di voti. Ci vorranno molti più votanti della media europea per eleggere un deputato ed un senatore, ma in questo caso l’Europa non è più un riferimento a quanto pare.
Ma quello che accadrà, che verrà ulteriormente sancito, sarà che solo ricchi e benestanti, libero professionisti ed affini calcheranno le Aule parlamentari, alla faccia del sogno del giovane Peppino Di Vittorio che le voleva ripiene di cafoni del Sud e di operai del Nord. Il dialogo tra il Segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini e Massimo D’Alema, pubblicato dalla rivista ItalaniEuropei ed oggetto di una comune riflessione presso la sede della Cgil Nazionale, è stato costellato da considerazioni come la necessità di “sardine operaie” e dalla assoluta mancanza di operai, precari, impiegati ed similia tra chi può fare e fa politica nelle assemblee elettive.
Secondo voi, tagliare il numero dei Parlamentari risolverà il problema o lo peggiorerà? Certo, quella che abbiamo di fronte è una lunga stagione di sovversivismo delle classi dominanti che ha introdotto a partire dagli anni Novanta una continua torsione autoritaria nell’architettura costituzionale. Il primato del Governabilità rispetto alla Rappresentanza (un Governo in realtà debole di fronte alla forza delle multinazionali e della finanza globalizzata proprio perché privato di una robusta legittimazione popolare), l’esclusione di intere culture politiche attraverso l’ibridazione di sistemi maggioritari e spinte bipolari, l’accettazione del primato della Tecnica rispetto alla Politica, l’accettazione passiva del non ci sono alternative di tatcheriana memoria. Chi ne ha fatto le spese è stato il Lavoro, la sua rappresentanza politica.
Chi ne ha fatto le spese sono i lavoratori e le lavoratrici in carne ed ossa, precari, disoccupati, sottoccupati. Ma può darsi piena Democrazia se il sistema stesso seleziona ed esclude “la classe più numerosa e più povera”, usando una espressione Ottocentesca? Non di meno ma di più democrazia abbiamo bisogno: a fronte di una crisi economica e sociale paragonata a quella del ’29, alla folle riduzione del perimetro pubblico e dei sistemi di protezione sociale proprio nella crisi, una crisi la cui gestione da parte delle classi dominante ha prodotto il maggior tasso di diseguaglianze sociali e territoriali che la storia recente dell’Europa abbia mai conosciuto, base materiale per le preoccupanti avanzate di forze fasciste e neonaziste. La pulsione per l’uomo forte e solo al comando che il rapporto Istat ci consegna non va blandita, va contrastata a viso aperto e coraggiosamente. E noi che facciamo sindacato con l’immutata passione e voglia di cambiare il mondo lo sappiamo bene.
Dietro la svalorizzazione della Politica come capacità collettiva di cambiare le cose e costruire il proprio destino ci sta, come c’è sempre stato, il Primato insindacabile dell’Impresa e del Mercato, del Profitto e del Pareggio di Bilancio. L’abolizione dell’articolo 18 (e l’articolo 8 di sacconiana memoria) va di pari passo con la corrosione e lo svilimento delle istanze rappresentative. La lotta alla Casta è una parola d’ordine di destra. E il Parlamento non è una Casta. Ridare valore e prestigio al Parlamento deve andare di pari passo col ridare dignità al lavoratore ed alla lavoratrice a partire dal posto di lavoro, al precario a partire da un lavoro stabile, ad un disoccupato a partire da una occupazione. Noi della Cgil abbiamo tutte la carte in regola per dire NO al taglio dei parlamentari perché diciamo SI ai diritti dei lavoratori.

Maurizio Brotini, Segretario Cgil Toscana

Intervista della Presidente Nespolo a Repubblica

“Foibe orrore senza giustificazione, ma veri negazionisti sono quelli che non studiano la storia”

https://www.repubblica.it/politica/2020/02/12/news/giorno_ricordo_anpi_foibe_casapound-248426799/

La nostra risposta alle accuse di negazionismo

Comunicato stampa del 12 Febbraio 2020

Un striscione con il simbolo di una notoria organizzazione neofascista è apparso nella notte in prossimità di uno snodo della viabilità cittadina. Lo striscione chiama in causa ANPI, chiedendo retoricamente: “Anpi difende i titini?”. ll messaggio si chiude poi con una rima: “negazionismo e quattrini”.
La rima baciata, malgrado lo sforzo richiesto all’autore, non dà maggior valore poetico al contenuto, il messaggio è da rigettare nel merito e nel metodo.
Nel merito: ANPI non ha mai difeso “i titini”; ANPI riconosce e promuove la memoria del contributo dei partigiani slavi alla liberazione dal nazifascismo, nel nostri e nei loro territori. ANPI si fa portatore di una visione storica che comprenda le atrocità compiute dai fascisti nel tentativo di colonizzare ed italianizzare una terra da sempre multietnica e plurale. Alle responsabilità dei criminali di guerra che gestirono l’Istria italianizzata, che allestirono campi di concentramento per gli slavi resistenti, che per primi inocularono l’odio etnico, ANPI riconduce la genesi della reazione violenta che nell’immediato dopoguerra si scatenò sulla componente italiana residente nell’area, indipendentemente dalle responsabilità individuali nella cruenta colonizzazione fascista pregressa.
Morti e esuli: il bilancio terribile del dopoguerra si aggiungeva a quello della “italianizzazione forzata” che aveva caratterizzato il controllo fascista su quelle terre.
Le responsabilità degli eccidi è di chi li ha compiuti.
Il silenzio sulle responsabilità ricade, invece, interamente sulle classi politiche che nell’immediato dopoguerra trovarono opportuno tacere sui crimini di guerra compiuti nella zona di confine: il silenzio che coprì le foibe coprì anche i crimini di guerra compiuti dal fascismo.
La storia avrebbe risvegliato le coscienze: all’istituzione della giornata della Memoria, sarebbe seguita quella della giornata del Ricordo, che nasceva con il fine di riscattare dall’oblio e dalla indifferenza anche la vicenda istriano-giuliano-dalmata; purtroppo nella gestione politica della giornata del Ricordo non è mai mancata la tentazione di usarla propagandisticamente.
Con lo stesso cinismo di allora, ma con maggiore impudenza, decenni dopo, ecco di nuovo i fascisti di sempre (non c’è un nuovo millennio per un’ideologia di morte) impancarsi a difendere una memoria che serve solamente a tentare di compensare o coprire le colpe dei regimi di cui rivendicano l’ascendenza senza vergogna.
E’ solo un diverso modo di oltraggiare le vittime della violenza scatenata dalla guerra che i nazifascisti vollero e persero: usare quei morti contro i morti della Shoah, contrapporre il giorno del Ricordo a quello della Memoria. Riaprire il tema dell’odio etnico in una stagione in cui il richiamo alle sovranità nazionali si mescola con il razzismo, l’antisemitismo e la xenofobia è davvero un oltraggio alla memoria che si pretende di riscattare e difendere.
ANPI non nega niente; assume, al contrario, come il frutto della Resistenza quella Costituzione democratica che avrebbe bandito la violenza dall’ambito del confronto politico.
ANPI ha rispettato la giornata del Ricordo e non riconosce alle organizzazioni neofasciste – di cui si è chiasto formalmente lo scioglimento ai sensi delle leggi vigenti- il ruolo di interlocutori.
Quanto al binomio “negazionismo e quattrini” è talmente privo di senso da non meritare neppure una chiosa. I quattrini di ANPI sono da sempre quelli dei suoi iscritti. Sono i gruppi neofascisti a dover dare conto della provenienza dei fondi con cui pagano sedi e iniziative, come dimostrato da estese e documentate inchieste giornalistiche.
Nel metodo: uno striscione apposto di notte richiama un regime di clandestinità che si spiega solo con la vergogna di farsi vedere, di associare nomi e facce ad attività che la magistratura dovrebbe vagliare alla luce delle leggi Scelba, Mancino e della norma finale della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma.
ANPI chiede alle forze democratiche di prendere posizioni inequivoche circa il riaffiorare del pericolo neofascista in un territorio, come il nostro, che seppe liberarsi da solo dall’incubo nero e violento del fascismo repubblichino servo dei nazisti, e chiede alla Magistratura di agire a difesa della legalità democratica e repubblicana.

Giorno della Memoria 2020

1 – SCUOLA. Le leggi razziali

2 – PROFESSIONI. Le leggi razziali

15 gennaio 1944 – 15 gennaio 2020

Commemorazione dei Martiri di Rigosecco, Luigi Marsili e Luciano Panti, partigiani combattenti della Brigata Garibaldi “Spartaco Lavagnini”.

Il 15 Gennaio, 10.45 abbiamo partecipato, come Comitato provinciale, alla Commemorazione a Rigosecco organizzata dal Comune di Montalcino.

Davanti ad un nutrito gruppo di cittadini e alle terze medie di Montalcino, Buonconvento e Certaldo sono intervenuti l’assessore Christian Bovini di Montalcino e il sindaco di Buonconvento Riccardo Conti che hanno rievocato l’episodio di Rigosecco in modo chiaro e puntuale, soffermandosi pure sugli allarmanti episodi di rigurgiti fascisti odierni.

L’intervento conclusivo, di Pippo Lambardi del nostro Consiglio provinciale, ha ribadito, con l’invito alle scolaresche a crescere culturalmente, a studiare la Storia e a combattere sempre le ingiustizie, che il sacrificio di Luigi Marsili e Luciano Panti, all’epoca neanche ventenni, non fu vano.

La cerimonia si è conclusa con la lettura di poesie locali sui fatti di Rigosecco da parte di Diego Ciani e Sara Poggialini. Si ringraziano le Amministrazioni comunali di Montalcino, Buonconvento, Murlo, Siena e Certaldo, la Compagnia dei Carabinieri di Montalcino, le Sezioni ANPI di Montalcino, Buonconvento e Casetta, lo SPI di Buonconvento e tutti i cittadini presenti.

8 Gennaio 1945 – 8 Gennaio 2020

San Gimignano ricorda la partenza dei suoi volontari che combatterono sulla linea Gotica