77° anniversario dell’eccidio di Montemaggio

Domenica 28 Marzo si è svolta, nel rispetto delle norme anti-covid, la cerimonia per ricordare i nostri partigiani fucilati nel marzo del ’44 sul Montemaggio, con i comuni della Val d’Elsa e l’ANPI

il ricordo del presidente nazinale dell’ANPI, Gianfranco Pagliarulo

“Le radici dell’odio. La dominazione italiana nella regione giuliano-dalmata. Per una conoscenza storica e antropologica della violenza innescata dal dominio coloniale fascista” visibile anche su YouTube.

Interventi di:

  • Tullia Catalan, Università di Trieste, Il razzismo antislavo nell’Area dell’Alto Adriatico: origini,
    stereotipi, conseguenze
  • Chiara Renzo, Università di Firenze, Il sistema di internamento fascista in Toscana
  • Katja Hrobat Virgolet, University of Primorska, Koper/Capodistria, I dimenticati. Gli Italiani che restarono nell’Istria jugoslava

Coordinamento e introduzione:

  • Silvia Folchi, Comitato Provinciale ANPI Siena
  • Fabio Mugnaini, Università di Siena

Le radici dell’odio. La dominazione italiana nella regione giuliano-dalmata. Zoom Webinar 9 Febbraio 2021, ore 16.30

Nello spirito della legge che istituisce la Giornata del Ricordo, il Circolo ANPI di Ateneo, “Carlo Rosselli”, in collaborazione con la sezione ANPI “Vittorio Carnasciali” di Castelnuovo Berardenga organizza un incontro in modalità online sul tema:

Le radici dell’odio. La dominazione italiana nella regione giuliano-dalmata. Per una conoscenza storica e antropologica della violenza innescata dal dominio coloniale fascista

il webinar potrà essere seguito registrandosi a questo link:

https://zoom.us/webinar/register/WN_YzMuCpmJQw2kDNNlFhFuLg

Interventi di:

  • Tullia Catalan, Università di Trieste, Il razzismo antislavo nell’Area dell’Alto Adriatico: origini,
    stereotipi, conseguenze
  • Chiara Renzo, Università di Firenze, Il sistema di internamento fascista in Toscana
  • Katja Hrobat Virgolet, University of Primorska, Koper/Capodistria, I dimenticati. Gli Italiani che restarono nell’Istria jugoslava

Coordinamento e introduzione:

  • Silvia Folchi, Comitato Provinciale ANPI Siena
  • Fabio Mugnaini, Università di Siena

La legge 260/2004, comma 1, identifica il 10 febbraio

quale ‘Giorno del ricordo’ al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Al comma 2 si prevedono

iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate […]ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero

Mercoledì 27 gennaio – Giornata della memoria. Questo è stato, questo ancora è!

migranti in Bosnia – 2021

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Se questo è un uomo, Primo Levi

Proposta di legge di iniziativa popolare

Il sindaco di Stazzema ha proposto un progetto di legge di iniziativa popolare, pubblicata in GU n 260 del 20/10/20, relativa alle norme contro la propaganda e la diffusione di messaggi inneggianti al fascismo e nazismo e la vendita e produzione di oggetti con simboli fascisti e nazisti.
E’ possibile firmare fino al 31 marzo 2021 presso l’ufficio anagrafe del Comune in cui si è iscritti nelle liste elettorali, portando con sé un documento di identità.

Aristeo, sotto l’ombra di un bel fior

Riportiamo un articolo uscito oggi su Il Manifesto a firma di Silvia Folchi, Presidente Comitato provinciale Anpi Siena:

Figlio di perseguitati antifascisti, partigiano, una vita spesa per la politica (dirigente provinciale e regionale del Psi, poi del Psiup, del Pdup e infine di Dp), la postura etica di Aristeo Biancolini si fondava su fermezza e modestia. La mattina del 5 gennaio, all’età di 96 anni, ci ha lasciati Aristeo Biancolini, partigiano della formazione Mencattelli, raggruppamento Monte Amiata.

Quello che più ci mancherà di lui sarà la sua capacità di entrare in relazione, di ascoltare, di voler guardare il mondo con gli occhi dei suoi interlocutori. Forse perché da un po’ di tempo ci vedeva poco, la sua capacità di visione e di presa sulla realtà sembrava farsi forte dello sguardo dei compagni. Figlio di perseguitati antifascisti, partigiano, una vita spesa per la politica (dirigente provinciale e regionale del Psi, poi del Psiup, del Pdup e infine di Dp), la postura etica di Aristeo si fondava su fermezza e modestia.

Nella bella testimonianza pubblicata nel volume Noi partigiani, in cui Gad Lerner e Laura Gnocchi hanno raccolto interviste a partigiani, donne e uomini, che è uscito per Feltrinelli nel 2020, emerge con chiarezza, in poche pagine, la tensione che lo guidò durante i mesi della Resistenza.

L’ammonimento del padre al momento di partire per raggiungere la formazione, “se fai cose sporche è meglio che non torni”, contiene la sintesi con cui Aristeo ci ha rappresentato con i suoi racconti appassionati e spesso ironici le scelte sue e dei suoi compagni, la capacità di distinguere, di assumersi la responsabilità delle proprie scelte, “di non essere come loro”. L’impegno di quei giovani partigiani a non essere travolti dall’odio per i fascisti, per realizzare invece – purtroppo, anche, attraverso l’uso delle armi – un mondo più giusto, più solidale, più libero.

Non so dire quante generazioni di studenti Aristeo abbia incontrato, a quanti ragazzi abbia mostrato il suo Libro di cultura militare su cui gli era toccato studiare nella scuola fascista e che sempre portava con sé. Aveva un suo modo di ingaggiare con gli studenti, anche abbastanza piccoli, discussioni complesse sull’ordine mondiale, la pace e la guerra, la giustizia sociale, l’oppressione dei popoli, il capitale e la società dei consumi, che spesso spaventavano chi lo accompagnava a quegli incontri. Continua a leggere sul Manifesto

I simboli sono incolpevoli: chi li usa no

Se il signor Alessandro Pestelli fosse mai entrato nella casa di una famiglia di senesi e contradaioli, avrebbe chiaro come le dichiarazioni di appartenenza non hanno bisogno di scritte a caratteri cubitali: basta un’associazione di colori, basta un dettaglio per dichiarare quale sia la propria identità. I segnali identitari sono più spesso allusivi che dichiarativi, e la loro efficacia dipende da chi li usa, con quali intenzioni e dove. Una conchiglia di Saint Jacques, o capasanta, ovunque significa Santiago di Compostela, ma non a Siena. Regalate una civetta di marmo ad un contradaiolo del Leocorno, sperando che la accolga come simbolo di sapienza!
E fin qui parliamo di simboli innocenti: ma i simboli funzionano così, anche quando operano in tutt’altro ambito, quello delle appartenenze politiche e- nel caso specifico- delle pratiche illegali.
Non così sarebbe stato, invece, per chi avesse comperato la mascherina smascherata: il fascio littorio è un simbolo antico che ha significato molte cose ed è stato usato anche da alcune formazioni politico-sindacali di sinistra. Peccato, però, che sia divenuto uno dei simboli portanti dell’iconografia fascista.
Chi propone una maschera con il fascio littorio in Italia, e anche a Siena, non si aspetta di trovare clienti esperti di storia spagnola, che vi riconoscano a colpo d’occhio l’emblema della Benemerita, la Guardia Civil, come sostiene Pestelli. E se ve ne fossero, per riprendere il suo inconsistente argomento, saprebbero che quello stemma fu adottato proprio nel 1943, dal regime fascista di Franco, in sostituzione di quello originario, politicamente neutro.
Nascondersi dietro l’ambivalenza e ripararsi dietro l’allusione: è la strategia vigliacca del neofascismo e di tutte le forze politiche che sperano di trovarvi consenso e voti. Se il commerciante è innocente, il suo difensore non lo è. C’è malafede nel sostenere che  quel simbolo circola come omaggio alla Spagna, senza dire che sarebbe omaggio alla Spagna fascista nata sulle ceneri e sul sangue della Repubblica. E’ come difendere il simbolo delle SS sostenendo che sia solo dei tanti simboli del sole, o che la svastica disegnata sul muro di un ex deportato sia un segnale di augurio. I simboli sono incolpevoli: chi li usa no.
La difesa d’ufficio del signor Pestelli conferma l’urgenza del controllo e delle risposte istituzionali chieste da Anpi: certamente non da lui, né dalla sua parte politica.
Anpi non ha niente contro il mercato settimanale; Nè ha alcun ruolo – al contrario del partito al quale aderisce il signor Pestelli- nella presente campagna elettorale, se non quello di invitare i suoi iscritti e i cittadini tutti, alla difesa della Costituzione, anche dai ritorni di fiamma neofascista.

Fino a quando?

Mercoledì scorso. Mercato settimanale a Siena. Una bancarella tra le tante che offrono mascherine di varia foggia, ne offre una con il fascio littorio e la corona regia: un inequivoco riferimento al fascismo.

C’era da attenderlo: ne avevamo viste già, di mascherine antivirus, infettate dal virus del neofascismo: nere, con simboli nazionali ostentati da figure di primo piano del nostro panorama politico chiaramente nazionaliste e use a frequentare simboli e marchi commerciali della galassia neofascista.

Capita solitamente, nei mercatini dell’antiquariato, di incontrarsi con effigi, busti, medaglie, berretti, elmetti, in bella vista ad attirare curiosità e alimentare, in qualcuno, illecite nostalgie, protette dal loro essere “memorabilia”, oggetti del passato e della storia.

Ma che qualcuno possa pensare a riparare gli altri dal proprio involontario contributo al contagio del coronavirus, ostentando illegalmente il simbolo del fascismo, è davvero un paradosso: combattere un virus diffondendone uno diverso ma anche diversamente pericoloso e letale. In quanti hanno visto quale merce veniva proposta da quella bancarella? Nessuna autorità pubblica è passata a raccogliere identità e tariffa, facendo notare al venditore quale veleno diffondeva?

Il fascismo è rimasto nelle vene del nostro paese come una infezione: prende forza delle crisi, dalle difficoltà, cambiando pelle e riproponendosi come una possibilità agli occhi di chi non sa, non vuo sapere, non vuol vedere.

Fino a poco tempo fa la testimonianza viva di chi aveva fatto la Resistenza e di chi ci aveva regalato la Costituzione democratica, riusciva a tener testa al revisionismo; la militanza politica di molti colori diversi era unificata dal no al fascismo; poi piano piano le difese si sono sgretolate e di pari passo con la strumentale apertura di credito – finalizzata al puro lucro elettorale- una strana tolleranza ha cominciato a circolare nelle sedi che debbono difendere l’ordine democratico. Il saluto fascista che per alcuni giudici è un segno di memoria, e non apologia del fascismo; sfilate e raduni in occasione di anniversari infausti; celebrazioni indebite di criminali di guerra; crimini veri e propri hanno disseminato di vittime innocenti le nostre piazze e sono stati letti come episodi, irrelati.

Come siamo giunti fino a questo punto? Con il sonno di gran parte delle forze politiche che hanno cominciato a temere di dichiararsi per principio antifasciste; con la compiacenza di organi statali che si sono riparati dietro interpretazioni letterali delle norme, tradendo insieme i loro significati e la propria funzione; con la sottovalutazione del rischio che ha percorso gli organi dell’informazione generalista, sia privata che pubblica. Quante volte abbiamo aspettato inutilmente che il lettore di un telegiornale associasse la parola fascista ad un crimine che era stato appena commesso e quante volte si è data una patente di democrazia ai portatori del veleno della violenza, della xenofobia, dell’integralismo religioso, della visione deformata della vita e dei valori che restano integralmente fascisti anche quando hanno cambiato nome o presumono di proporsi come forze “nuove” o “del terzo millennio”?

Fino a quando lasciare che le immonde celebrazioni di Predappio siano compiute in dispregio delle leggi che questo stato democratico si è dato? Abbiamo chiuso tutti i centri sociali e sono stati aperte le sedi delle forze neofasciste; sono stati criminalizzati i centri di aggregazione giovanile e sono state elevate a scuole di stile e di vita le palestre e le pratiche della violenza antisportiva e machista.

Quando sui banchi del nostro mercato settimanale appare la mascherina con il fascio littorio, proposta all’acquirente accanto a quella della Roma, o insieme  ad altre colorate e neutre, non si sta facendo una cosa innocente: nessuno indosserebbe la mascherina con un’immagine pedopornografica, né con il volto di Riina; perché allora qualcuno pensa che si possa indossare una mascherina che  oltraggia un principio costituzionale e viola più d’una legge dello Stato? Chi deve vigilare? Se tocca a noi, se dobbiamo essere noi, cittadine e cittadini dell’ antifascismo e militanti per la democrazia sancita dalla Costituzione, dovete dircelo: non ci spaventa farlo; sapremo essere all’altezza del compito. Ma l’ordine democratico ha attribuito ad altri soggetti il compito di vigilare e di reprimere. La scelta antiviolenta dei Costituenti e dei partigiani che si espressero in tal senso, ha nutrito il nostro senso di repulsione per lo scontro diretto, il nostro rispetto per l’incolumità della persone fisica; occorre però che a questa posizione responsabile faccia riscontro una posizione altrettanto ferma ed esplicita da parte delle forze dell’ordine e degli organi che presidiano la legalità.

Finché il fascismo sarà un reato, ostentarne i simboli non può essere tollerato. Omissioni o negligenze nei confronti di questa illegalità, sono illegali a loro volta.

ANPI Siena chiede risposte

ANPI val d’Elsa presenta: Montemaggio Festival Resistente 2020

il Festival si farà! Domenica 6 settembre, Casa Giubileo