L’antifascismo è radice di unità

Il ritrovamento dell’arsenale di armi ed esplosivi accompagnato da una copiosa simbologia fascista e nazista e le intercettazioni che hanno condotto le forze dell’ordine ad arresti e denunce nella nostra provincia, sono solo l’ultimo di una catena di eventi sempre più frequenti e preoccupanti che si registrano su tutto il territorio nazionale.

E’ tempo di chiamare le cose con il loro nome: la violenza fascista e razzista non può continuare ad essere ignorata, così come non possono essere tollerate, giustificate, incorporate nella società civile le organizzazioni ispirate direttamente al fascismo e le loro parate grottesche.  

Non ci stancheremo di denunciare alla magistratura ogni atto di apologia, ogni intimidazione, ogni evidenza di fascismo, così come non ci stancheremo di opporci alla sua progressiva normalizzazione, grazie alla quale si finisce per ammettere le ideologie suprematiste e razziste all’interno di un dibattito politico sempre meno caratterizzato dai valori etici su cui è fondata la nostra Repubblica.  

L’Anpi ha chiesto con forza – e lo ha fatto consegnando un appello nelle mani del Presidente Mattarella insieme a 23 tra associazioni e partiti – che le organizzazioni fasciste siano dichiarate illegittime, nel rispetto del dettato costituzionale.  

Facciamo appello a tutti i cittadini e le cittadine che si riconoscono nei valori di uguaglianza e solidarietà sociale sanciti dalla Costituzione perché si uniscano al nostro impegno nel pretendere dalle istituzioni democratiche che l’ideologia fascista e i suoi messaggi di odio non vengano derubricati a fatti di cronaca o a fenomeni di semplice espressione del pensiero.

L’antifascismo è radice di unità, democrazia, pace. E ci riguarda tutti. 

Comitato provinciale Anpi Siena

Fermiamo la guerra in Siria, fermiamo le guerre in Medio Oriente, costruiamo la pace!

30 Ottobre 2019

Un ampio documento unitario voluto da Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu e altre associazioni per fermare l’aggressione ai curdi

L’allontanamento dal territorio siriano da parte delle forze armate americane, l’annunciata aggressione turca nei confronti del popolo curdo residente nel territorio della Siria del nord est, il successivo intervento russo al fine di comporre il conflitto accettando nella sostanza le pretese territoriali della Turchia confermano l’abbandono della popolazione curda al suo destino e la cacciata dei residenti dalla cosiddetta fascia di sicurezza. Ma mettono in luce anche l’inerzia e l’incapacità di svolgere un efficace ruolo di mediazione sia da parte dell’Onu che da parte della Ue.

Il mondo, e l’Europa in particolare, che avrebbe dovuto sostenere con tutte le proprie risorse, l’esperienza di integrazione e di convivenza tra le comunità etniche e religiose in corso nel Nord/Est della Siria, riconoscendo il sacrificio e la resistenza del popolo siriano e della sua milizia curda Ypg (Unità di protezione popolare), di cui una importante componente costituita da donne combattenti che si sono distinte per coraggio ed abnegazione, pagando un altissimo prezzo di vite umane, e riuscendo a sconfiggere l’Isis, hanno invece tradito questa esperienza, rendendosi complici di una nuova violazione della sovranità siriana, della ripresa della guerra e provocando l’alto rischio di un ritorno dei miliziani dell’Isis alle loro attività belliche e terroristiche.

La guerra continua ad essere l’unico strumento di composizione dei conflitti in Medio Oriente, dove si intrecciano laceranti contraddizioni mai sopite: la questione nazionale dei curdi, la legittima aspirazione ad uno Stato e un territorio per i palestinesi, la salvaguardia dell’esistenza dello Stato d’Israele, la lotta per l’egemonia regionale che si avvantaggia della perenne rivalità fra sciiti e sunniti, il perdurare del conflitto in Yemen e la repressione violenta delle mobilitazioni popolari in Iraq e Libano che rischiano di degenerare e riaccendere nuovi focolari, la frammentazione della Libia, il contrasto fra regimi laici e regimi confessionali (tutte le petromonarchie sono a carattere teocratico), la questione economica per le ricchezze petrolifere in gran parte di quei territori, gli interessi economici e strategici delle grandi potenze, il ruolo devastante che ha avuto e può avere l’Isis in Medio Oriente oltre che in Europa, in un quadro aggravato dagli interventi militari trascorsi in Iraq, in Libia, ed oggi nella stessa Siria che hanno comportato conseguenze catastrofiche per la stabilità dell’intera regione.

Davanti a questo scenario così complesso e drammatico l’unica via d’uscita è l’applicazione del diritto internazionale, multilateralismo per l’azione di mediazione e di risoluzione nonviolenta dei conflitti armati, mettendo al bando la guerra e le armi nucleari.

Noi, uomini e donne, cittadini e cittadine europee, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, sentiamo il dovere di agire, di mobilitarci, di far sentire le nostre voci e le nostre ragioni a chi ci governa, a chi ha la responsabilità politica di fermare questa spirale di guerre e di violenze infinite.

Per questo rivolgiamo alle Nazioni Unite, alle istituzioni europee, agli stati membri, questa piattaforma di pace per porre fine alla guerra in Siria e nella regione Medio Orientale, per costruire la sicurezza ed il futuro di ogni popolazione, per ogni uomo e per ogni donna, in libertà e nel rispetto dei diritti umani universali e della libertà.

Per queste ragioni, sostenendo l’appello delle donne curde a tutti i popoli che amano la libertà, chiediamo e ci impegniamo per:

La cessazione del fuoco senza condizioni e il ritiro immediato delle truppe turche e di ogni altro esercito e milizie straniere, dal territorio della Siria;
l’immediata sospensione di vendita di armi ed assistenza militare alla Turchia, come pure agli altri stati implicati in guerre nel Medio Oriente, da parte degli stati membri dell’Unione Europea e in particolare dell’Italia;
che sia garantita assistenza umanitaria e corridoi umanitari per la popolazione siriana vittima di questa nuova invasione, come pure il rispetto dei diritti umani per tutta la popolazione civile, senza discriminazione di etnia o religione;
il ritiro del contingente militare italiano dal confine tra Turchia e Siria;
una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle nazioni Unite per istituire una missione di forze di interposizione con mandato ONU per la protezione della popolazione siriana e per ripristinare condizioni di ricostruzione democratica, di convivenza tra le diverse comunità;
la costituzione di una commissione internazionale sotto l’egida dell’ONU per verificare l’eventuale uso di armi chimiche contro la popolazione siriana della regione della Rojava, del Ghouta; operazioni ed azioni militari che possano costituire crimini di guerra e/o azioni di vera e propria pulizia etnica di cui si sono rese colpevoli le parti coinvolte nel conflitto in questi anni;
la costituzione di una commissione internazionale d’inchiesta sotto l’egida dell’ONU per scoprire esecutori e mandanti dell’assassinio di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Future Syria Party, e dei suoi accompagnatori;
la sospensione di accordi commerciali e di associazione tra l’Unione Europea e la Turchia;
il non rinnovo dell’accordo tra UE e Turchia per la gestione dei rifugiati provenienti dalla Siria e da altri paesi in guerra;
l’attuazione, da parte dell’UE e degli stati membri di una politica di accoglienza e di integrazione di ogni uomo o donna in fuga da situazioni di rischio e minaccia alla propria vita e dei propri cari, siano condizioni di povertà, di repressione, di persecuzione, di disastri ambientali, di guerre, accompagnando queste politiche con programmi di cooperazione, di investimenti, con accordi commerciali e di associazione coerenti e diretti ad eliminare le cause che obbligano le persone a fuggire in cerca di rifugio e di condizioni di vita dignitose;
la ripresa di una profonda riflessione da parte del Parlamento Europeo sul ruolo dell’alleanza atlantica (NATO) e sulla necessità di avere una politica di difesa ed un esercito di difesa europeo;
il rilascio dei prigionieri politici e “verità e giustizia” per le vittime di sparizione forzata che in Siria;
togliere il PKK dalla lista delle organizzazioni terroriste;
riattivare il programma europeo per la riconversione industriale dell’apparato militare, a sistemi dual e civile; mantenendo l’apparato militare per scopi prevalentemente di difesa e non commerciali;
sostenere la società civile e democratica – quella siriana e delle altre popolazioni vittime di guerre e di regimi antidemocratici, quella turca che si oppone a Erdogan – con programmi di promozione dei diritti umani, in particolare per la libertà di espressione, di comunicazione, di associazione;
promuovere iniziative di dialogo tra le comunità e di costruzione della democrazia dal basso.
Questa piattaforma è promossa da associazioni, sindacati, organizzazioni studentesche, artisti, sportivi, intellettuali, politici, pensionati, cittadini e cittadine, migranti, rifugiati, richiedenti asilo, che hanno a cuore i principi ed i valori su cui si fonda l’Unione Europea, che si riconoscono nella carta universale dei diritti umani, che si impegnano e vogliono costruire una società giusta, libera e democratica. Libera da guerre e dalle armi. Libera da dittatori e regimi repressivi.

Anpi, Arci, Cgil, Legambiente, Rete della Pace, Udu

Roma, 29 ottobre 2019

Oggi in Italia la memoria negata genera individualismo e indifferenza. Legalità, nuovi fascismi e Costituzione

Intervento di Katia Di Rienzo il 23 ottobre a Buonconvento

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista

La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione è oggi più che mai attuale, non ci dobbiamo stupire dell’attenzione che la giurisprudenza, l’Anpi, la Cgil e tutte le organizzazioni e le associazioni democratiche hanno per il divieto di «riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista», e per la legge 20 giugno 1952, n. 645 – Legge Scelba –  che è attuazione della disposizione stessa. Le ragioni della “riscoperta” della XII disposizione si potrebbero trovare in un sentire diffuso: un progressivo declino dei sistemi liberal-democratici e l’attuale fragilità delle democrazie contemporanee.

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Mozione CRUI sulla situazione nel Nord-est della Siria

SIA CONSENTITO ALLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE DI DARE AIUTO E ASSISTENZA ALLE POPOLAZIONI CIVILI DEL NORD-EST DEL PAESE

La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, su proposta del Network delle università per la pace, profondamente preoccupata a causa dell’intensificazione della violenza armata nel Nord-est della Siria, soprattutto a danno della popolazione di etnia curda, scioccata dalla gravità delle notizie riportate dai media, secondo le quali persone civili, attivisti dei diritti umani e combattenti sarebbero stati uccisi, allarmata dalla minaccia alla pace internazionale causata da questa nuova intensificazione delle attività armate in Siria, seriamente preoccupata dal rischio di una nuova crisi umanitaria in Siria e nei paesi limitrofi, ribadisce fermamente l’importanza della pace quale valore e fondamento supremo della coesistenza umana;

  • riconosce che la tolleranza, la comprensione reciproca e la considerazione per le ragioni altrui costituiscono i fondamenti della pace internazionale;
  • chiede che i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite siano rispettati in qualsiasi circostanza, in modo particolare attraverso lo sviluppo e il rafforzamento delle relazioni amichevoli tra le nazioni e i popoli;
  • invoca una risoluzione pacifica delle dispute e dei conflitti internazionali di qualsiasi tipo – inclusi quelli di matrice ideologica, politica, etnica o religiosa – attraverso l’uso della diplomazia e del dialogo pacifico, senza alcun ricorso alla forza armata;
  • reclama il pieno ed assoluto rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel territorio del Nord-est della Siria;
  • chiede lo stop immediato delle operazioni militari nel territorio del Nord-est della Siria, nonché l’inizio di un pacifico dialogo diplomatico tra le parti coinvolte nella disputa;
  • chiede che sia consentito alle organizzazioni umanitarie di fornire immediato aiuto e assistenza a favore delle popolazioni civili del Nord-est della Siria, in un ambiente in cui la sicurezza personale dei loro operatori sia pienamente garantita.

ANPI, ARCI, CGIL e Legambiente alle Istituzioni europee: “Si avvii in Siria una forte e decisa azione diplomatica”

Il testo dell’appello lanciato a seguito della grave situazione creatasi al confine tra Turchia e Siria

Alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen
All’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell
Al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
Al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio
Alla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati
Al Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico

Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.
A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.
L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue.
La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori.
La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti.
Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché:
• cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio curdo;
• si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale;
• si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti;
• si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano;
• si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

ANPI

ARCI

CGIL

LEGAMBIENTE

Roma, 9 ottobre 2019

L’ANPI esprime forte dissenso sul taglio del numero dei parlamentari

8 Ottobre 2019

Il testo della presa di posizione della Segreteria nazionale ANPI

Esprimiamo preoccupazione e dissenso sulla riforma costituzionale in corso di approvazione, che taglia drasticamente il numero di parlamentari.

La motivazione prevalente, se non esclusiva, di questa riforma, è un risparmio per le casse dello Stato. Tale risparmio in realtà è così esiguo da essere del tutto irrilevante per i conti pubblici; per di più sarà operativo fra anni, e comunque una riduzione dei costi non può essere l’obiettivo di una riforma che incide profondamente sulla natura della democrazia italiana. Questa motivazione rievoca una vecchia tara di una parte della politica italiana: l’antiparlamentarismo, cioè il vedere negli eletti non i rappresentanti del popolo, vale a dire coloro sui quali grava una delle più alte responsabilità nella costruzione delle regole del vivere comune, ma un gruppo di persone di scarsa qualità, il cui obiettivo dominante è quello della conservazione di un posto di privilegio. Si nega al parlamentare la dignità dell’istituzione che rappresenta, e questo è un colpo all’intera impalcatura della Repubblica, quando invece bisogna ribadire e rafforzare proprio la centralità del Parlamento.

Scompaiono le dimensioni che dovrebbero essere maggiormente curate e sollecitate, e cioè l’esperienza, l’efficienza, la competenza, la ricerca, la passione per il bene collettivo, e rimane una visione umiliante ed umiliata del ruolo del Parlamento, i cui ranghi ridotti più difficilmente garantiranno la rappresentanza popolare a tutto vantaggio di un esecutivo, il Governo, sempre più potente e meno controllato.

Il provvedimento, oltre ad indebolire il ruolo di rappresentanza del Parlamento, renderà precario e macchinoso il funzionamento delle commissioni e di ogni altro suo organo. Occorre una nuova legge elettorale proporzionale con sbarramento che riduca il danno di una riforma che, con l’attuale legge elettorale, cancellerebbe dal Parlamento varie forze politiche. In particolare occorre ridisegnare i collegi elettorali e rivedere i criteri di elezione del Presidente della Repubblica da parte dei grandi elettori delle Regioni. Ma tutto ciò non c’è ancora e comunque non basterebbe a sopperire ai danni di una riforma che pone l’Italia fra i Paesi europei col più alto rapporto fra numero di cittadini e numero di parlamentari, modificando radicalmente la volontà dei Costituenti che decisero quel numero di parlamentari proprio in rapporto al numero di abitanti e di elettori del tempo per garantire una corretta rappresentanza.

La Costituzione non è intoccabile, ma non si può cambiare in modo superficiale ed improvvisato, senza alcuna considerazione delle conseguenze istituzionali e pratiche di ogni sua modifica.

LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Roma, 8 ottobre 2019

La storia à la carte

Una vivisezione della recente risoluzione del parlamento europeo, “un vero e proprio minestrone indigeribile di affermazioni del tutto destoricizzate”. Un regalo alle forze politiche sovraniste ed identitarie che sono al governo in diversi Stati dell’Europa orientale, a partire dall’Ungheria e dalla Polonia

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In ricordo di Letizia Gianformaggio

L’intervento di Anna Meoni

E’ oggi una occasione per ripensare un’amica carissima di cui, a 15 anni dal 1 settembre 2004, sentiamo la mancanza, non solo sul piano affettivo, ma anche politico. Quante volte mi sorprendo a chiedermi cosa avrebbe detto o fatto in una certa situazione, anche perché sono ancora vivi e irrisolti tanti problemi su cui aveva pronunciato parole chiare e decise.

– penso all’immigrazione che la vide in prima fila  nella difesa dei diritti dei “così detti diversi”.

– penso al problema della guerra, allora era il Kossovo o l’Afghanistan, oggi dovrebbe essere la Libia su cui si tace.

– penso, per scendere a problemi minori, all’affidamento condiviso. Quando nel 2001 fu presentato un progetto di legge ebbe in proposito parole nette di rifiuto e condanna. Oggi si ripropone la stessa tematica con il disegno di legge Pillon, su cui però non mi sembra si siano spese molte parole, anche se non sappiamo che fine farà.

– penso alla legge sulla fecondazione assistita. Le argomentazioni usate da Letizia per respingerla nel 2001 sono in larga misura le stesse che hanno indotto la Cote Costituzionale a smantellarne interi pezzi.

Ho cercato, per essere qui oggi, a ripensare alle tappe della nostra amicizia. Non ricordo quando ho incontrato Letizia per la prima volta. Erano gli anni 80 e mi pare che le prime volte si trattò di incontri privati in casa di amici. Non ne ho un ricordo preciso per colpa mia che non colsi subito la bellezza della persona, ma anche sua, perché il riserbo e la timidezza le facevano da schermo. Ricordi privati, quindi, non pubblici, nonostante che ci muovessimo nello stesso ambiente di sinistra e che a Siena fossero attive organizzazioni femminili e femministe che io frequentavo assiduamente. In particolare il Centro. Credo che in quegli anni, senza nascondere la sua appartenenza, Letizia era un po’ defilata dalla scena cittadina, non solo per il riserbo a cui ho già accennato, ma anche per motivi oggettivi: lo studio e il figlio piccolo. Ho invece molto vivido il ricordo del 1994, l’anno della vittoria di Forza Italia, del primo governo Berlusconi con alleanza nazioanle. La minaccia di modifiche costituzionali in favore di una repubblica presidenziale dette vita, su impulso di Dossetti, ai comitati in difesa della Costituzione. Anche a Siena si formò; ci si incontrava nella sede dell’Istituto storico della Resistenza e Letizia ne era l’anima. I comitati non ebbero vita lunga, forse anche perché lo stesso governo Berlusconi morì presto a causa della sua insipienza. Anche a causa di una opposizione popolare che si manifestò da subito con la manifestazione milanese del 25 aprile. Diluvio universale, spogliarello in treno.

Non ho però una data di riferimento per una collaborazione attiva con il femminismo senese. Certamente Letizia era già inserita in un dibattito molto vivace incentrato sulla differenza sessuale. Se si guarda anche la bibliografia di E. Diciotti si vede come il pensiero della differenza fosse ben presente. Conosceva bene i testi delle americane, il lavoro delle filosofe di Diotima, etc., ma non si poteva annoverare tout court tra le filosofe femministe che, anzi, guardavano a lei certo con rispetto , ma anche con qualche diffidenza.

Direi per due motivi: di metodo e di merito.

Per metodo, intendo la struttura del suo ragionamento. Esemplifico: in una lezione-incontro tenuto in un liceo di Ferrara l’argomento era il velo islamico, verso il 2000 anche in seguito alla legislazione francese che ne proibiva l’uso nei luoghi pubblici, si aprì un dibattito acceso fra le donne, se considerarlo strumento di repressione patriarcale o affermazione di identità. Ebbene, la posizione di Letizia superava questo sterile dilemma attraverso la categoria della laicità. Ma quello che mi interessa è che ci arriva con un uso rigoroso della ragione, con un ragionamento stringato e cogente.

Ora diciamo che nel femminismo degli anni 90, la logica deduttiva era usata con cautela e qualche sospetto. La ragione è maschile, quindi strumento di potere maschilista. La ragione va bene per l’emancipazionismo, meno per la liberazione. Non a caso il manifesto del femminismo italiano di Carla Lonzi  è “Sputiamo su Hegel”.

C’è poi il merito. E’ indubbio che a Letizia ciò che interessa è la persona, la libertà della persona. La libertà femminile si pone non accanto, ma all’interno della libertà tout court.

Cito: il discorso della libertà femminile ha una sua specificità la quale tuttavia lo pone non accanto, ma all’interno del discorso sulla libertà personale. Ne consegue che le istanze rivendicative delle donne non possono scindersi dalle istanze rivendicative politiche e sociali degli altri membri della società, pena il loro crollo se crolla il contesto in un cui sono inserite.  Dubito che le pensatrici femministe italiane sottoscrivessero una riflessione come questa, senza una qualche riserva. Ma proprio la centralità della persona nel pensiero di Letizia la conduceva a porre al centro di questa centralità la differenza femminile. Tra i soggetti deboli, deprivati di quei diritti che la Costituzione garantisce, il soggetto donna è forse il più deprivato, proprio perché differente è il meno garantito nel diritto all’eguaglianza.

Eguaglianza-differenza sono i due corni  di un dilemma apparentemente insolubile, ma solo apparentemente. L’analisi dei due termini, l’uso rigoroso del ragionamento analitico con cui si scandagliano i significati molteplici e profondi dei concetti di eguaglianza e differenza conducono all’armonizzazione del concetto di eguaglianza con quello di differenza-specificità.

Se ho dato l’impressione di considerare Letizia solo una pensatrice teorica me ne scuso. Letizia non era solo questo. Proprio rifacendosi alla centralità della persona il suo pensiero era animato e pervaso da una passione politica che la induceva ad avere sempre come l’idea della persona si dovesse sempre incarnare nelle persone del cui benessere quotidiano la politica deve occuparsi.

Quando Letizia si schiera decisamente a favore delle leggi sulla rappresentanza  e delle azioni positive (anche qui in disaccordo con buona parte di un femminismo che le guardava come espressione di un vetero emancipazionismo) è alle donne in carne ed ossa che pensa, alle donne immerse in una quotidianità che lei conosceva bene. Per le donne, così come per gli immigrati, adottava lo stesso criterio di assoluta coerenza  tra teoria e pratica. Non c’era soggetto debole che non trovasse presso di lei quell’accoglienza o quel riconoscimento di pari dignità su cui tante parole chiave aveva speso nei suoi scritti.

E’ questa coerenza che ce la rende ancora più preziosa e indimenticabile.  

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Esprimiamo preoccupazione per la risoluzione del Parlamento Europeo che equipara nazifascismo e comunismo

L’ANPI esprime profonda preoccupazione per la recente risoluzione del Parlamento Europeo in cui si equiparano nazifascismo e comunismo, per altro in palese contrasto con la risoluzione antifascista, antinazista e antirazzista del 25 ottobre 2018. In un’unica riprovazione si accomunano oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori, per di più ignorando lo spaventoso tributo di sangue pagato dai popoli dell’Unione Sovietica – più di 22 milioni di morti – e persino il simbolico evento della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata rossa. Davanti al crescente pericolo di nazifascismi, razzismi, nazionalismi, si sceglie una strada di lacerante divisione invece che di responsabile e rigorosa unità. L’ANPI si augura che al più presto giunga dal Parlamento Europeo, al fine della sua stessa autorevolezza e credibilità, il chiaro segnale di un radicale ripensamento, nel solco dei principi che ispirarono la creazione di un’Europa Unita, figlia dell’antifascismo e delle donne e uomini che si opposero ai regimi nazifascisti e frutto del pensiero dei confinati a Ventotene proprio dal regime fascista.

PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALI ANPI

22 settembre 2019

Assemblee pubbliche: Legalità, nuovi fascismi e Costituzione

Su iniziativa di Spi Cgil e Auser, e in collaborazione con Arci e Istituto Storico della Resistenza, stiamo promuovendo una serie di assemblee pubbliche sul territorio provinciale. Le assemblee hanno per tema Legalità, nuovi fascismi e Costituzione.

SPI CGIL – AUSER – ANPI – ARCI – Istituto Storico della Resistenza Senese

La fase che il Paese ha percorso sia sul piano politico che quello economico e sociale ha prodotto nella società individualismo e indifferenza, quando davanti all’impoverimento di molte fasce della popolazione e alla perdita di senso del ruolo della politica, si sono riaffacciate vecchie e pericolose tentazioni della semplificazione della rappresentanza democratica, del decisionismo, dell’esclusione dei più deboli e dei diversi.

Appare quindi indispensabile che, davanti alla superficialità e alla pochezza di tante dichiarazioni gridate e ingigantiti e ripetute dai social mass media, resista una memoria certa e viva del percorso democratico del paese dalla costituzione nata dalla lotta al fascismo.

Chi intende rovesciare la storia riproponendo, in chiave “moderna”, la discriminazione e il razzismo interpreta lo stesso significato di fascismo che non può che incontrare il nostro dissenso e la nostra lotta per affermare i principi costituzionali di libertà, democrazia, giustizia e legalità e non può trovare spazio nei nostri territori, per questo SPI CGIL, AUSER, ANPI, ARCI e l’Istituto Storico della Resistenza Senese promuovono un ciclo di assemblee pubbliche  in tutta la provincia di Siena dal Titolo:

“Oggi in Italia la memoria negata genera individualismo e indifferenza.” 
Legalità, nuovi fascismi e Costituzione

Le assemblee si svolgeranno:

Giovedì 18 Settembre ore 16 Sala Mostre Sarteano

Lunedi 23 Settembre ore 16 Sala Polivalente ex Macelli Montepulciano

Lunedi 30 Settembre ore 9,30 Club 71 Abbadia San Salvatore

Mercoledì 3 Ottobre ore 9,30 Politeama Poggibonsi

Lunedi 7 Ottobre ore 16 Casa del Popolo Colle di Val D’Elsa

Mercoledì 9 Ottobre ore 16 sede AUSER Chiusi Città

Giovedì 10 Ottobre ore 15,30 Super cinema Monteroni D’Arbia 

Mercoledì 16 Ottobre ore 16 Teatro degli Oscuri Torrita di Siena

Venerdì 18 Ottobre ore 15,30 Saletta dei Mutilati Siena

Lunedi 21 Ottobre ore 16 Badia a Isola Monteriggioni

Mercoledì 23 Ottobre ore 16 Casa del Popolo BuonconventoVenerdì 25 Ottobre ore 16 Soc. Filarmonica Castelnuovo Berardenga