Facciamo un augurio di buon lavoro a Susanna Florio e Silvia Folchi che, su proposta del Presidente e della Segreteria nazionale ANPI, sono state elette dal Comitato nazionale dell’Associazione componenti della Segreteria Nazionale

Facciamo un augurio di buon lavoro a Susanna Florio e Silvia Folchi che, su proposta del Presidente e della Segreteria nazionale ANPI, sono state elette dal Comitato nazionale dell’Associazione componenti della Segreteria Nazionale

Carissime e carissimi,
è stato finalmente rinnovato il Protocollo con il Ministero dell’istruzione e del merito. Trovate il Protocollo in allegato.
Mentre in passato il Protocollo era sottoscritto soltanto dall’ANPI, il nuovo Protocollo è sottoscritto dalle altre tre associazioni partigiane (ANPC, FIAP, FIVL), dalla Confederazione italiana fra le associazioni combattentistiche e partigiane, di cui l’ANPI ovviamente fa parte, e dall’Associazione nazionale combattenti forze armate regolari guerra di liberazione.
Si tratta in sé di un fatto che giudichiamo positivo perché comprende un ampio arco di forze resistenziali e corrisponde alla politica di unità con tali forze in cui da tempo siamo impegnati.
Vedremo successivamente nella pratica come avverrà la gestione del Protocollo.
Il suo testo non differisce sostanzialmente dal precedente. È per alcuni aspetti relativamente marginali peggiorato ma non in modo tale da comprometterne l’efficacia. Il vero problema è che i pesantissimi ritardi causati da continui rinvii da parte del Ministero dell’istruzione e del merito hanno determinato di fatto un vuoto per l’anno scolastico 2023-2024. Il documento comunque mi pare fondamentale, sia perché torna a istituzionalizzare a livello nazionale la “Promozione di percorsi di formazione storica sulle origini della nostra Repubblica attraverso la guerra di liberazione”, come recita il protocollo, sia perché ci consente di attrezzarci meglio per l’anno 2024-2025 che coincide con l’80° anniversario della Liberazione.
Cordialmente.
Gianfranco Pagliarulo
Paolo Papotti


“Quattro giorni di incontri, dibattiti, spettacoli teatrali, concerti, possibilità di mangiare agli stand gastronomici, libreria… una grande festa della democrazia e dell’antifascismo!
🗺️DOVE? Quest’anno il Comune ospitante sarà quello di Sinalunga; la frazione, quella di Bettolle, presso il Parco Villa Olda; in caso di pioggia, le iniziative si svolgeranno presso la Sala polivalente, via Libero Grassi 4.
❓COSA? Gli articoli su cui si concentrerà l’edizione di quest’anno sono i seguenti:
Articolo 3: articolo chiave della Carta, quello che prevede una Repubblica fondata sull’uguaglianza, non formale ma sostanziale, con azioni concrete per realizzarla, al di là di discriminazioni dirette e indirette, derivanti da sesso, razza, religione, opinioni politiche, condizioni personali;
Articolo 11: che pone la Repubblica in un’ottica di convivenza pacifica con le altre nazioni e popoli, all’interno di un ordinamento condiviso di diritto internazionale, in cui bandire la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
A questi articoli si aggiunge l’altro filone da sempre costante nelle edizioni della festa, ovvero eventi dedicati all’antifascismo militante, alla promozione e valorizzazione di soggetti e realtà sociali associate che si impegnano per i valori della resistenza confluiti nella nostra Carta, al ricordo e ricerca su figure rilevanti della Resistenza”
ANPI VALDICHIANA








Ci troviamo oggi sul Montemaggio come tutti gli anni da 79 anni, in un clima solenne ma che è quasi di festa, e non di lutto, perché fare memoria e riunirci nel nome dei partigiani non è un atto formale né solo un atto politico: è un fatto di umanità che ci rende più forti e più liberi.
Il 28 marzo 1944 19 giovani vennero uccisi dai fascisti, qui alla Porcareccia. L’11 marzo 10 partigiani erano stati fucilati a Scalvaia. Il 13 marzo altri quattro erano stati fucilati alla caserma Lamarmora di Siena, condannati a morte perché avevano disertato l’esercito della Repubblica sociale per unirsi ai partigiani. Tutti loro sono morti per mano fascista, cioè italiana, non in quanto italiani ma in quanto oppositori di quel regime violento e sanguinario.
E però non da oggi, ma fino dagli anni immediatamente successivi ai fatti che oggi celebriamo, un nucleo di quel pensiero reazionario ha lavorato per sovvertire e confondere questa verità, ed è qualcosa con cui ancora oggi ci troviamo a fare i conti.
Oggi si fa strada, nella politica e nella società, un annullamento pericoloso del concetto di fascismo come apparato di violenza.
C’è, oggi, chi pensa possibile intitolare una strada a quel Giorgio Almirante firmatario del bando che comminava la pena di morte mediante fucilazione alla schiena agli sbandati e agli appartenenti a bande partigiane.
C’è chi, dal suo ruolo di alto funzionario di nomina governativa, scrive una lettera al consiglio di amministrazione spacciando per suo il discorso in cui Mussolini rivendicava la responsabilità politica del delitto Matteotti. A chi voleva parlare questo signore, cui peraltro il governo aveva affidato il controllo di banche dati sensibili come quelle di Inps, Inail e Istat? E ancora, è di questi giorni la proposta di eliminare il reato di tortura per non ‘demotivare’ il lavoro delle forze dell’ordine. Come se le forze dell’ordine della nostra Repubblica avessero bisogno di ricorrere alla tortura per svolgere i loro compiti.
Di fronte a queste e a molte altre aggressioni alle norme di civiltà e di convivenza democratica, tocca a noi vigilare. A noi dell’Anpi, agli amministratori, a chi ha giurato sulla Costituzione, a chi pretende che la Costituzione sia applicata in ogni sua parte, compresa la dodicesima disposizione, che nega ogni possibilità al partito fascista di tornare non solo a governare, ma semplicemente ad esistere in Italia.
Abbiamo chiesto la chiusura delle sedi delle organizzazioni fasciste, anche all’indomani dell’assalto alla Camera del lavoro a Roma; ci battiamo ogni giorno contro il reato di apologia, contro l’esibizione delle cupe simbologie fasciste, contro le sempre più frequenti aggressioni. Chiediamo risposte alla politica tutta, consapevoli che vigilare tocca a noi, che ogni anno qui rinnoviamo un patto che ci lega come comunità democratica.
Silvia Folchi
Presidente ANPI provinciale

11/12/1922
In occasione dei cento anni dalla nascita di Vittorio Meoni, l’Istituto Storico della Resistenza Senese e dell’età Contemporanea ’Vittorio Meoni’ ha organizzato un’iniziativa dal titolo ‘Un Cittadino Illustre di Colle di Val d’Elsa, Vittorio Meoni a Cento Anni Dalla Nascita (1922-2022)’. L’appuntamento si è tenuto sabato 10 dicembre alle ore 10:00 alla Biblioteca Comunale di Colle Val d’elsa.
La registrazione dell’evento è ora disponibile su Spotify.

Il 12 dicembre invece, in una iniziativa tenutasi alle Stanze della Memoria, sono state ricordate le sue qualità di uomo politico e di storico della Resistenza.


Pubblichiamo il documento politico conclusivo frutto del 17° Congresso Nazionale ANPI tenutosi a Riccione dal 24 al 27 marzo 2022.
Clicca qui per scaricarlo
La decretazione d’urgenza – che sovrasta l’attività legislativa del Parlamento – lascia intravedere una visione preoccupante della società e dei poteri dell’esecutivo.
Come noto, il 30 ottobre a Predappio circa duemila nostalgici fascisti hanno sfilato tra saluti romani, fez e indecenti cori inneggianti sia a Mussolini che al ventennio, commemorando insensatamente i 100 anni dalla marcia su Roma, infangando così la memoria della nostra Repubblica e dei martiri della Resistenza, prima ancora che infrangendo le leggi Scelba e Mancino. Nella stessa giornata, a Milano, avveniva una scena surreale in diretta televisiva: una banda di ultrà faceva sloggiare tutti i tifosi dalla curva Nord, minacciandoli, per ottenere un lutto forzato in onore del loro capo freddato a colpi di pistola; il tutto senza che nessuno muovesse un dito.
Ieri siamo venuti invece a sapere che il Governo si è riunito per decretare d’urgenza su alcuni temi, sottraendoli alla discussione parlamentare: reintegrare anzitempo e senza danno i sanitari no vax, che non hanno rispettato le regole sanitarie; rinviare la riforma penale ed eludere il richiamo della Corte Costituzionale sull’ergastolo ostativo; creare a suon di decreto una nuova fattispecie di reato: “Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”… Partendo dall’ultimo decreto, non possiamo che notare come esso sia permeato da una pericolosa e inquietante genericità dei termini: cosa si intende per ‘invasione’? Cosa può definirsi pericoloso’ per ordine e incolumità? Quanta discrezione questo nuovo reato metterà nelle mani di chi si occuperà di reprimerlo? A quante e quali situazioni potrà essere applicato? A cosa punta l’enormità della pena prevista, da tre a sei anni? Appare giustificato il timore che questo nuovo reato, al di là degli intenti dichiarati, possa nei fatti realizzare una stretta sulle possibilità di libera organizzazione di cittadini e cittadine, anche rispetto a forme di protesta e organizzazione che pure finora nessuno si è mai sognato, nella nostra Repubblica, di portare a simili estremi di pena.
Venendo poi all’ergastolo ostativo. Come noto, la Corte costituzionale prevede all’articolo 27 che:
“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. In questo senso, la Corte costituzionale ha già rilevato come il cosiddetto “ergastolo ostativo” sia in contrasto con questo articolo e con il terzo della Carta, nonché con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. La Corte, in un’ottica di non invasione dello spazio del legislatore, ha lasciato al Parlamento un anno di tempo per esprimersi, prima di procedere autonomamente a rimuovere nei codici le cause di incostituzionalità, come già purtroppo altre volte avvenuto in passato di fronte all’inazione della politica. Oggi, dunque, il Governo ripropone in sostanza una legge che lo stesso partito adesso maggioranza si era rifiutato di votare nella passata legislatura. Lo stesso Ministro della Giustizia Nordio appare così venir meno a quanto pure recentemente dichiarato: “Io penso che l’ergastolo ostativo, il principio cioè che al reo non venga concessa la possibilità di alcun beneficio, sia un’eresia contraria alla Costituzione. (…) Il fine pena mai non è compatibile, al fondo, con il nostro Stato di diritto”.
Così, mentre nelle carceri italiane assistiamo al più alto numero di suicidi tra uomini e donne
spesso imprigionati in attesa di giudizio, mentre il personale carcerario affonda nella mancanza di mezzi, risorse e riconoscimento, mentre reati di dubbia utilità come quelli legati alla legislazione sulle droghe leggere o sull’immigrazione riempiono le nostre galere di poveri, più che di delinquenti, assistiamo alla corsa del Governo per aggirare l’azione della Corte costituzionale.
Le prime mosse di questo Governo lasciano dunque sconcertati, sia nello specifico dei contenuti affrontati, sia nelle modalità scelte, quelle di una decretazione che dovrebbe avere il carattere della straordinarietà, della necessità e dell’urgenza, decisamente poco ravvisabile nelle disposizioni in discussione.