Antonio Giudilli ha 54 anni. Vive a Vagliagli, nel comune di Castelnuovo Berardenga.
Lavora all'Università di Siena presso il Centro Servizi di Ateneo per il Sistema Museale Universitario Senese SIMUS ed è Consigliere comunale del Comune di Castelnuovo Berardenga.
«Mia nonna si chiamava Maria Maran. Viene sempre ricordata come Maria Barbato, ma lei era Maria Maran, nata in provincia di Padova nella zona di San Giovanni delle Pertiche nel 1899 da una famiglia contadina. All’etĂ di 9 anni si trasferì coi genitori e i fratelli a Buliciano, un podere tra Colle di Val d’Elsa e Volterra. Di bagagli ne avevano pochissimi, era gente poverissima.
“I ragazzi di Monteriggioni raccontano l’eccidio di Montemaggio” è un video realizzato nel 2010 dal Comune di Monteriggioni, in collaborazione con l’Associazione Visionaria.
Vittorio Meoni racconta l’eccidio di Montemaggio, avvenuto il 28 marzo 1944.
«Quando arrivammo alla Porcareccia, era già pronto il plotone di esecuzione, con una mitragliatrice e con i fascisti armati di mitra. Ci fu ordinato di mettersi a sedere per terra. Ci fu ordinato di levarsi le scarpe e fu in quel momento che noi comprendemmo che ci sarebbe stata la fucilazione.
Alcuni di noi gridarono di non ucciderci, qualcuno invocò anche la mamma. Però da parte del maresciallo fascista che doveva azionare poi la mitragliatrice ci fu detto che non c’era piĂą misericordia e quindi era chiaro che sarebbe iniziata la fucilazione.
Fu in quel momento che io mi alzai e raggiunsi il bosco e, passando davanti a un milite che era a guardia del viottolo che immetteva dentro al bosco, mi sparò una raffica di mitra che mi colpì con un proiettile al polmone. Io riuscii a proseguire la corsa per un certo tratto del bosco, poi mi ci vollero alcune ore per raggiungere faticosamente i limiti del bosco e rifugiarmi in una casa di contadini a Certino, che è un gruppetto di case di Montemaggio».
Il racconto di quel giorno nelle parole di Vittorio Meoni, qualche anno fa.
Celebrazione dell’Eccidio di Montemaggio, anno 1966. Giorgio Amendola ricorda i partigiani caduti a Colle di Val d’Elsa. Immagini dall’ASMOS – Archivio Storico Movimento Operaio Democratico Senese.
«Ho sempre pensato che nella societĂ italiana, malgrado la Resistenza, persistessero le radici di un fascismo che potrebbe ripresentarsi in forme nuove» (da “E poi c’è anche la Nikodemite”).
Queste immagini sono tratte dal libro di Sergio Staino “Montemaggio: una storia partigiana” uscito insieme a L’UnitĂ nell’estate del 2003.
Il racconto si basa sulla testimonianza di Vittorio Meoni. L’autore, con rara semplicitĂ e chiarezza, disegna una gioventĂą talmente innamorata della vita da volersi opporre, con estrema fierezza, alla barbarie fascista.
I giovani di queste tavole sono pieni di speranza per un futuro migliore e per un’Italia libera e solidale.
L’eccidio di Montemaggio avvenne il giorno 28 marzo 1944 sulla Montagnola. Le truppe nazifasciste attaccano Casa Giubileo, una casa colonica dove sostavano alcuni partigiani, e dopo una breve guerriglia, ad armi impari, questi ultimi si arresero, vennero disarmati dalle truppe nazifasciste, umiliati e fatti camminare fino ad arrivare a un piccolo spazio chiamato “la Porcareccia”, dove vennero fucilati.
Tra i partigiani radunati di fronte al plotone d’esecuzione, solo uno riuscì a sopravvivere, Vittorio Meoni, che un momento prima della sparatoria riuscì a fuggire nei boschi.
«Cari ragazzi, mi scuso innanzitutto per non essere fisicamente presente come avrei voluto a questo incontro, ma l’anagrafe me lo impedisce. Voglio comunque ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile questa iniziativa, ma voglio ringraziare soprattutto voi che avrete la pazienza di ascoltare o leggere la storia della mia vita. Se ho ripercorso il passato l’ho fatto proprio nella speranza che conoscere la mia esperienza potesse aiutare voi giovani a comprendere un passato non troppo remoto e quindi ad orientarvi meglio in questo presente non facile e non molto chiaro.
Quello che mi premeva dirvi con i miei ricordi erano principalmente due cose. La prima è già nel titolo: alla macchia sempre non vuole essere l’esaltazione di una ribellione fine a se stessa, ma l’affermazione di un principio che dovrebbe guidarci non solo nei momenti cruciali della vostra vita, ma sempre e comunque: essere autonomi nelle scelte, non seguire passivamente la corrente, vivere con coerenza i propri valori anche se ciò significa pagare un prezzo anche alto.
La seconda cosa riguarda la politica. Oggi è diventato uno sport nazionale vituperare la politica e i politici. Non siate acquiescenti a questo andazzo; impariamo dai padri fondatori della democrazia che la politica è l’attività più nobile dell’uomo; se la viviamo come impegno per la realizzazione di ideali in cui crediamo fermamente, la vita sarà ricca e piena come lo è stata la mia.
Grazie della vostra attenzione, cari ragazzi, buon lavoro e auguri per il futuro che saprete costruirvi con la buona politica».
In vista delle prossime elezioni regionali, il Coordinamento dei Comitati provinciali Anpi della Toscana ha scritto il documento: “L’umanitĂ al potere. Appello all’unitĂ per una Toscana solidale e antifascista“, rivolto ai partiti e alle forze democratiche e indirizzato anche a tutti i sindaci, ai consiglieri regionali, ai deputati eletti nella regione, alle associazioni, ai sindacati. Tale documento è scaturito dall’ultima assemblea del Comitato provinciale di Siena, e quindi discusso e approvato a livello regionale. L’auspicio è che l’appello possa trovare ovunque la migliore risonanza, e dunque l’invito a tutti è di diffonderlo e discuterlo, in modo da sollecitare, in ogni sede possibile, una riflessione costruttiva sull’opportunitĂ di un rinnovamento serio e programmaticamente rilevante in vista della competizione elettorale in Toscana.
Il Consiglio Comunale di Castelnuovo Berardenga il 22 novembre scorso ha approvato un Ordine del giorno in merito ai fatti correlati all’inchiesta che ha coinvolto 12 persone appartenenti all’estrema destra in provincia di Siena.
Con l’ordine del giorno è stato ribadito che l’antifascismo è la radice ideale e culturale da cui nasce la Repubblica Italiana e la sua Costituzione e sono state condannate con fermezza tutte le iniziative, sia che provengano da associazioni e organizzazioni politiche e sociali che da singoli, che diffondono idee e comportamenti ispirati a sentimenti antidemocratici, all’odio razziale, all’omofobia, all’antisemitismo, al fascismo o nazismo. Con il documento è’ stata affermata la distanza del Consiglio comunale e della comunitĂ castelnovina da ogni forma di odio razziale e da qualsiasi ideologia discriminatoria; è stata ribadita l’importanza dei valori della multiculturalitĂ e della pacifica convivenza; è stata espressa vicinanza e condivisione per l’operato di tutte le Forze dell’Ordine coinvolte nell’inchiesta e per la Magistratura inquirente che svolgono quotidianamente, con abnegazione e professionalitĂ , un lavoro fondamentale a tutela della sicurezza di tutti i cittadini. Infine sono state invitate tutte le forze di ispirazione antifascista a non sottovalutare i rischi che questi fatti determinano e a condannare e contrastare con forza il tentativo di ridare credito a uomini, partiti ed idee la cui sconfitta è alla base della nostra Repubblica e della nostra Costituzione.